deliri :: [2] Non ci sono pi i draghi di una volta.

C'erano una volta le principesse. Si capiva che erano principesse perché erano dolci ed eleganti, il passo leggero e la voce argentina. Avevano capelli lunghi e resistenti che neanche i rotoloni Regina, e pelli lisce e delicate senza bisogno di svuotare il magazzino della avon.
Poi c'erano i principi, nobili e volitivi. Sapevano cavalcare e combattere, si lavavano e non si ammazzavano quasi mai di canne.
E poi c'erano i draghi cattivi, ma cattivi cattivi, che potevi ammazzarli senza che la protezione animali o i vegani ti mettessero nei guai.
Quando nacque Alessia fu un giorno lieto per tutta la sua famiglia. La sua culla venne posta nella stanzetta, vicino alla finestra, e i parenti vennero a vederla per pizzicarle le guanciotte e riempirla di doni. Ora, nella famiglia di Alessia sopravviveva una piccola sottile vena di magia. Infatti, la madre della madre di sua madre era stata una fata. Il padre invece era pugliese.
In quella lieta giornata di primavera, vennero quindi a trovarla tre zie, per portarle i loro doni. Nascosero le ali di farfalla sotto vecchi cappotti, e i diademi brillanti sotto parrucche stinte e cappelli fuori moda, tanto che le avreste preso per le classiche vecchie zie rincoglionite, quelle che si vedono solo a natale, quando portano in tasca cioccolatini, buste di mancette e vecchie storie, sempre le stesse.
Si avvicinarono alla culla, e solo quando furono sicure di essere sole si tolsero il travestimento e rivelarono la loro vera natura di fate.
E la prima fata disse: 'mia cara alessia, che nel nostro cuore ricordi tanto la madre della madre di tua madre, in questo lieto giorno ciascuna di noi ti farà un dono, al meglio delle nostre capacità'.
Ma erano fate metropolitane, più abituate alle nebbie del naviglio che a raccogliere rugiada tra boschi e campi, e i loro regali erano come loro: piccoli e pratici.
E la prima fata la cosparse di polvere di stelle dicendo: 'questo sarà il mio dono: il senso della misura. Tu saprai ascoltare e saprai sempre fermarti prima di rompere i coglioni. E le amiche che ti vedranno non sapranno da dove arriva questo tuo dono'.
E la seconda fata, sfiorandola con una magica bacchetta di cristallo, disse: "questo sarà il mio dono: ti darò l'ironia. Tu saprai scherzare e capirai le battute, e persino i tuoi nemici si chiederanno da dove arriva questo tuo dono".
La terza fata era la più giovane e scherzosa. Era nata per ultima, e tirata su a suon di telefilm e televendite. Si avvicinò alla culla e disse: 'a me sembra un rattino'. Le altre due la guardarono intenerite e dissero: già, è proprio un rattino. La terza fata disse: 'e cosa le regalo ora? vorrei farle qualcosa di utile, che le dia felicità nella vita'
- fa sì che non le venga mai la paranoia delle diete, rispose la prima fata
- già, oppure dalle qualcosa che l'aiuti a crescere sana, tipo saper copiare i compiti a scuola e falsificare la firma dei genitori sui libretti.
La terza fata era perplessa. Cosa poteva dare di più a una ragazza che già era ironica e non rompeva i coglioni? poteva darle in più l'intelligenza, ma quello era oltre le sue forze.
Poteva darle buon gusto nello scegliere i vestiti, ma aveva paura di apparire troppo frivola. Poteva darle dei fianchi ben torniti o un bel seno, o liberarla dalla maledizione della cellulite, ma voleva darle qualcosa di speciale, qualcosa che durasse una vita, non una fuggevole gioventù.
- Ti decidi? - chiosò la prima fata
- Datti una mossa - la incalzò la seconda, anch'essa ansiosa di prendere il tram e tronare nel suo rifugio fatato, due locali ammobiliati fra san donato e metanopoli
La terza fata si riscosse, alzò una mano sulla bambina e disse: 'il mio sarà un dono piccolo e umile, ma il più utile che posso farti. Tu non sarai mai schiava di nessun'uomo, ma anzi penderanno tutti dalle tue labbra. Io ti do il potere di far dei pompini da urlo!'

(segue?..)

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Grazie Tetsuo si lo so che sono un po' in ritardo
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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maxdanno cos´é tutta questa nostalgia per i tempi andati?

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Non c'era niente di nuovo da leggere.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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CR 13::1770607

maxdanno::1770591

Non c'era niente di nuovo da leggere.
hahah
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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