blog deliri :: le parentesi di coordinazione perfetta

cose che non immagino più, neppure
ma mi capitava spesso pure, giocando a videogiochi che conoscevo bene
quella parentesi di coordinazione perfetta
si trattava solo di coordinare dita e occhi, in realtà
era come se inserissi il pilota automatico, in quelle parentesi:
seguivo il filo d'un qualche mio pensiero, e intanto andavo avanti con la partita
il presupposto era l'essere soprappensiero
essere già con un piede, fuori dalla realtà...
una volta ebbi invece "un attimo" di coordinazione perfetta pure
nel senso vero della definizione
non si trattò di una parentesi, ma di un atto proprio
sospendere per un attimo la solita realtà
nella quale tra il dire e il fare
c'è di mezzo e, il
fare perfettamente quel che volevo fare
fatto? riprendere la solita realtà
attimo = tempo necessario per compiere un atto
nel 1982 credo fosse
stavo giocando a pallone
non so da chi partiva la cosa
ma io seguivo Piero che andava con Francesco, il fratello
che a sua volta andava con Vincenzo
o forse era Vincenzo che veniva con lui
bho
non mi interessava allora credo, per questo adesso non lo so
ma il motore doveva essere Francesco... tipico suo
ma l'aggancio...
andavamo agli allenamenti del Gardenie
una squadra di calcio vera
livello promozione, il confine tra il dilettantismo e il professionismo
non so se le cose funzionino ancora così
ma l'allenatore era il padre di Federico
forse per questo avevamo accesso
eravamo poco più piccoli dei suoi ragazzi, che avevano 14 anni
quelli che erano in squadra avevano il cartellino
ossia: erano effettivamente dei calciatori
"firmare il cartellino": atto mitico col quale si diventava calciatori
se eri convocato per la squadra, comprensiva di panchina
potevi essere notato la domenica: le squadre famose facevano così
pescavano innanzitutto dalla primavera delle rispettive squadre
ma anche, poteva capitare, anche dal Gardenie
squadretta che la domenica andava a giocare nelle periferie più assurde
le famose "trasferte" che quando vincevano
si trasformavano in precipitose fughe in cui il papà di Federico
col suo pulmino, portava in salvo la squadra, sottraendola ai tifosi inferociti
ma questi racconti risalivano alle elementari
quando Federico era il mio compagno di banco alle elementari
ora eravamo alle medie, avevamo cambiato zona ma Federico era del quartiere:
lo continuavamo a frequentare...
forse ci aveva imbucato lui al giro degli allenamenti
poi eravamo semplicemente "rimasti dentro"
credo fosse Francesco
a preoccuparsi di sapere dove saremmo andati la volta seguente
ricordo di essere salito sul pulmino del "professore"
che era come i ragazzi chiamavano l'allenatore
il papà di Federico
dunque forse le prime volte, ci andavamo con lui
comunque eravamo su un campetto vicino a corso Francia
dove talvolta giocavamo
io giocavo dietro, terzino direi
di lì seguivo bene il gioco, e non essendo bravo
era essenziale arrivare prima sulla palla
che avessi il tempo di calciarla sotto
prima che arrivasse l'attaccante, intenzionato invece a fare gol
fare gol agli allenamenti, era il modo migliore per "firmare il cartellino"
e, a parte noi che eravamo lì per giocare a pallone
io neanche tanto per quello, quanto per seguire gli altri
e perché la cosa in se era affascinante
gli altri invece ci tenevano a "giocare la domenica"
erano degli accaniti che venivano dalle borgate più oscure
non avevo legato con nessuno, ma li sentivo parlare nello spogliatoio
erano uno più trucido dell'altro
a me, facevano pure un po' paura
dicevo che ero sul campetto a tor di Francia insomma
in difesa, di dove si vedono bene gli altri
e le traiettorie delle palle che vengono buttate di qua
alte, per lo più, spazzate via in fretta
senza grandi schemi, tipo ad uno dei loro, precisa
no. essi la mandano di qua, ed io le rimando indietro
tipo questa, che spiove
c'è uno che vuole prenderla, arrivo prima io, ma di poco
poi devo fare qualcosa subito, penso mentre corro
subito proprio: questi giocano pesante: magari nell'entrare sulla palla
questo mi rompe una gamba, cioè se è regolare
che ti pare che 'sta gente si pone il problema?
ma chi è? uh! Tornisiello!
era uno bravo, in odore di entrare in rosa pure
capito? quello non ci pensava due volte a farmi male pur di tirare!
quando fummo al dunque, contro ogni aspettativa
lo scavalcai alzando la palla a campanile appena sopra la sua testa
e mentre ancora la cercava, guardando a destra, a sinistra, in alto
la palla ricadeva alle sue spalle, appena avevo finito di girargli attorno
e libero, spazzai via, verso l'altra porta, tié!
il "professore" mi indicò gridando "tu! firmi!"
(poi ovviamente dovette rendersi conto, perché la cosa non ebbe alcun seguito)
Francesco non so se se lo ricorda, ma fu testimone
tonava indietro infatti, e mentre correva
portandosi la mano chiusa a carciofo, più volte verso il mento
chiese "ma come cazzo?"
io che a mia volta correvo verso il centrocampo
allargai le braccia, a significare "bho?"
quella estate poi, ci penso adesso
l'Italia vinse il mundial

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Si potrebbe trasformare questo 3d in un'elenco di inutili imprese sportive da campetto negli anni che furono, fantasmi di qualità sportive in realtà inesistenti.

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Bella.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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Io ad esempio (e te pareva) da difensoraccio brutto ma di corpo lungo mi districai in area su un calcio d'angolo - in una importante semifinale - e segnai un gol pesante che pareggiò il 2 - 1 che stavamo subendo.
L'esultanza fu memorabile, con tanto di montone su di me a fondo campo. Inutile a dirsi abbiamo poi perso male con 2 pere negli ultimi minuti. Avremmo vinto un viaggio per tutta la squadra.

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ho pensato a un vero montone

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