sport bla-bla :: Nessun argomento

alcuni anni fa conobbi una donna, aveva più o meno la mia età ma era divorziata e aveva un figlio di 3-4 anni. una volta restammo vagamente d'accordo di andare al mare il giorno dopo. raccomandò una presta partenza, per evitare soli nocivi, e la mattina dopo, di sabato, alle 7 io ero sveglio. verso le 8 e un quarto, parendomi ora decente, la chiamai, ma non rispose. ricordando che aveva parlato di problemi col telefono, alle nove ero sotto casa sua.

si era appena svegliata, mi disse, perché era andata a letto all'alba. il bambino non era stato bene. le dissi che forse era meglio rinviare ma rispose no no, sali, un quarto d'ora e andiamo.

entrai per la prima volta in casa sua e vidi il bambino, che sembrava stare benissimo. correva, urlava e smaniava senza alcun segno di notturno malessere e senza alcuna soggezione per l'estraneo. mi sembrò anche di notare qualche altra stranezza: alcune pareti della casa sembravano scrostate, come grattate con un rastrello; il grosso e profondo divano era tutto sporco, si vedevano impronte di scarpe e macchie nere e untuose; più o meno ovunque c'erano sparpagliati dei pezzettini di plastica colorata. la donna non pareva accorgersi di tutto ciò e stava apparecchiando sul terrazzo la colazione del bambino.

mentre scambiavamo qualche parola di circostanza, il bambino riluttava a sedersi. tutte le blandizie furono inutili e la madre cominciò a cercare di imboccarlo in piedi, mentre correva per la stanza urtando i mobili e lanciando gridolini.

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ma ragazzi è pacifico che non chiavette e in fin dei conti è uno dei nuclei impliciti della narratione
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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io continuo a sperare in "chiavammo a lungo, ma non fu granché".
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

scotto
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e adesso risponderò alla domanda che tutti si stanno facendo: ma chi è che sporcava i forni del ristorante?

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non ti rovino l'effetto (essendo dedito a quelle trasmissioni) solo se prosegui il racconto

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imho non proseguirà perché dovrebbe scrivere la parte veramente interessante.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

scotto
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cazzo l'hai visto anche tu, allora non me lo sono sognato!

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ho effettivamente sporcato i forni di un noto ristorante pizzeria ma non so se parlate di me in quanto l'esercizio rimane al di sopra dell'appennino ligure
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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scotto::1778728
cazzo l'hai visto anche tu, allora non me lo sono sognato!

no, tranquillo.
vero è che cete cose fanno pensare di essere in un incubo, ma mio figlio poteva morire. (cit)

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il fatto dei forni sporchi sfuggiva all'umana comprensione finché i geniali investigatori non pensarono a ciò che il titolare, per altro uno di napoli, non aveva mai pensato, e cioè che se i forni durante il giorno erano puliti, e il giorno dopo erano sporchi, allora succedeva qualcosa di notte.
di notte!
pensate!
e chi ci arrivava?
solo le spie al ristorante.
quindi si mettono a guardare le riprese notturne delle telecamere e a un tratto si vede il custode, un negro coi pantaloni neri e la camicia bianca, che esce in cortile e bussa vicino a un pickup. dal cassone coperto con un telo sbucano fuori altri due negri vestiti esattamente come il custode, che si mettono a scaricare un gruppo elettrogeno.
i tre, che sono anche pettinati allo stesso modo, entrano nel deposito e l'allarme non scatta! NO! perché è programmato per non scattare quando vede l'immagine del custode, mentre non gli hanno spiegato che di custode ce n'è uno solo!
le immagini perfette, i tre negri pressoché uguali che attaccano il gruppo ai forni e si mettono a preparare muffin di stramacchio mi fanno girare di volta il cervello e pronuncio un summesso uaaah.
nel frattempo il bambino era in fondo al pozzo. in alto vedeva stagliati contro la luce tre visi enormi, tre bocche deformate dalla prospettiva, sei narici come buchi nel cielo. da cinque minuti buoni saltellava inutilmente gridando mamma mamma mamma nonna nonna nonna zio zio zio e l'ultimo zio gli si prolungava in bocca in un iiiio, un iiiiiiiio sempre più forte e acuto, ìììììììììììììììììììì-o, un IIIIIIIIIIIIIIIIIIII da spaccare i timpani e me li spaccava diocane me li spaccava e io portai le mani sulle orecchie lo giuro perché non avevo mai sentito un rumore una sirena come quella ed era mezzogior no, faceva caldo, i tre negri in televisione cuocevano i biscotti e mi girai a guardarlo. allora il bambino uscì dal cerchio dei parenti chiusi nella conversazione e schizzando prese qualcosa dal tavolo e prima che potessi dire una parola me lo trovai addosso e sentii un dolore e allargando il braccio sinistro lo buttai contro il tavolino.

il bambino finì metà sul divano e metà contro il tavolinetto rigirandosi al volo come un gatto e vidi che aveva in mano la macchinina dei lego. girò un altro poco per aria, lentamente, molto lentamente, mentre il cerchio si rompeva e i tre visi si voltavano a guardarmi e io dicevo, mi sentivo dire, "mi ha sbattuto qualcosa in faccia".
prima ancora che parlassero io avevo già pensato duemila volte non l'ho fatto apposta mi ha sbattuto qualcosa in faccia ma avete visto cristo in croce ma che cazzo sto facendo ma perché cristo mi sono alzato dal letto dio canne porca madonna non l'ho neanche toccato MI HA SBATTUTO LA MIA MACCHININA IN FACCIA MA CHE CAAZZZO, CAAAAZZZOOH!

invece non dissi nulla. il bambino si rialzò è scappò in un'altra stanza. allora cominciai a sentire la voce della nonna, che evidentemente stava parlando già da un po', e dello zio.
li guardai senza capire, senza distinguere la parole. i loro volti erano una maschera di indignazione. indicandomi col dito la nonna gridava e si voltava verso la madre e di colpo lo zio mi fu così vicino che per un attimo sentii che stavo per alzare di nuovo le braccia. io ero seduto e lui in piedi e mi guardava in un modo che dissi, sussurrai, io non volevo.
io non volevo.
non volevo fargli male.
e non gli ho fatto male cristo in croce.
l'ho solo scostato!
io...

come ti permetti gridava la nonna ma avete visto che ha fatto ma chi è questo.
signora io non...
ma non ti vergogni, sei un adulto, tu...
è stato istintivo, mi ha...
macché istintivo tu sei un adulto ma non ti vergogni e non è la prima volta!
ma come, ma se non l'ho mai visto prima!
ah, disse la nonna, ma io già prima ti avevo visto che guardavi storto il bambino
ma io non l'ho mai visto prima, dissi incoerentemente, e perché cazzo dovrei fare del male a un bambino!
l'hai fatto, sentenziò la donna.

lo zio taceva. non aveva bisogno di parole per comunicare la sua indignazione. mi guardava e poi distolse lo sguardo, come se fossi uno spettacolo troppo squallido e di sicuro lo ero perché alzatomi in piedi ripetevo soltanto "mi ha sbattuto quella merda di macchinetta in faccia!".

allora parlò la madre.
disse: è vero.
e io la guardai cercando sostegno ma vidi che mi guardava con disprezzo.
ripeté: è vero, l'ho visto, lui l'ha solo scostato. e non si è fatto niente.

uscì dalla stanza, seguì il bambino. la sentii che urlava vieni qua! vieni quaaa!!
allora l'uomo mi prese il braccio e disse ma tu non puoi fare così, ma che cazzo, si vede che non hai figli, ma ti rendi conto.
dove cazzo sta il bambino? dissi, mentre quella gridava vieni quaaa, QUAAAA!!

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sembra un film di lynch diocane,

tra l'altro non ho capito ma quindi il bambino è negro ???

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wasd::1778765
tra l'altro non ho capito ma quindi il bambino è negro ???
no wasd, è solo napoletone.
An intellectual is a highly educated man who can’t do arithmetic with his shoes on, and is proud of his lack. (Robert A. Heinlein)
La vita è una malattia incurabile, bisogna solo avere pazienza ed aspettare che passi. (f205v)

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sto provando la tua stessa ansia.

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dove sta il bambino, dissi, e nel frattempo pensavo ma chi cazzo mi ha cecato e adesso che faccio io non l'ho nemmeno visto e nella mia mente si formava già una storia alternativa in cui tutto ciò non era successo e io stavo a casa, sì, stavo a casa e mi stavo guardando la televisione, stavo guardando spie al ristorante, la realtà era spie al ristorante, non questa umiliante buffonata, spie al ristorante, spie al ristorante, se potessi rimettermi a guardare spie al ristorante sarei certo che niente di tutto questo sta realmente accadendo e mentre così pensavo allungavo la testa per guardare la televisione dietro la sagoma del tizio mentre la nonna continuava a svolgere l'accusa: sì che mi aveva visto, mi aveva visto, l'aveva notato da subito che guardavo male il bambino, l'avevo guardato male più di una volta! e lo zio, sempre stringendomi il polso diceva ma che cazzo veramente ma non sai campare, faresti mai una cosa del genere alle tue nipoti

adesso che c'entrano le mie nipoti

faresti mai...

MA CHE CAZZO C'ENTRANO LE MIE NIPOTI?

le mie nipoti, dissi, e mentre lo dicevo già mi vergognavo di dirlo, le mie nipoti non tirano le cose in faccia alla gente!

silenzio.

questo, questo era intollerabile.

perché le avete cresciute sotto lo schiaffo.

che hai detto?

sotto lo schiaffo!

io non ho cresciuto... ma che cazzo c'entra... IO NON CRESCIUTO NESSUNO!

la madre!

MA DI CHE CAZZO PARLI!

in quella tornò la madre. seria, attenta. per la prima volta, attenta. disse "è nella sua stanza", poi alzando la voce: "E ADESSO VIENE A CHIEDERE SCUSA", perché la sentisse. il suo viso esprimeva ancora un assoluto disprezzo. e aggiunse: "non chiedergli se si è fatto male, perché non si è fatto niente ma se glielo chiedi dirà che gli fa male la schiena".

di nuovo silenzio.

la nonna cominciò a dire "io..." ma la madre la fermò e disse fuori, tutti fuori, e si portò via gli altri due. accostarono la porta e rimasi da solo.

dopo un minuto arrivò il bambino.

scalzo come era sempre stato, col pantaloncino e la maglietta, guardando in basso e torcendo i piedi fece qualche passo e si fermò vicino al muro, appoggiandovisi.

rimase così, senza parlare e senza guardarmi.

mi avvicinai e mi piegai sulle ginocchia per essere alla sua altezza. distolse lo sguardo e continuò a fare perno sull'alluce.

prima che riuscissi a fermarmi sussurrai "scusami". io. IO.

io dissi scusami, e lui girò di nuovo la testa.

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Hahahaha
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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eravamo di fronte e mi venne un pensiero, anche questo più veloce di qualsiasi possibile parola, così veloce che trascriverlo significa per forza doverlo inventare. pensai ma davvero è stato istintivo? non è passato forse un po' di tempo, un brevissimo lasso di tempo ma comunque un po' di tempo, tra il momento in cui ho sentito qualcosa in faccia e quello in cui ho sbracciato? sì, è passato. è passato, è passato. quanto tempo? un decimo di secondo? due? il tempo sufficiente a un pensiero anche molto più complicato di questo, giusto il tempo di farlo apposta, di caricare un po'. come in quel film, un film famoso, un piccolo errore, una faccenda di pochi metri al secondo di troppo. ma che cazzo sto facendo? perché sto in ginocchio a chiedere scusa se l'ho fatto apposta? ahahahaha.... HAHAHAHAHA!!1!! è così, è esattamente così, così... funziona così... e allora vidi che adesso il bambino mi guardava. uno sguardo diritto, adulto, che significava mi ricorderò di te. non c'era nessun pentimento in quello sguardo, nessun dolore, nessuna emozione. stava solo registrando qualcosa, qualcosa che gli sarebbe servito.

mi svegliai da quella specie di delirio e sussurrai: tua madre sta davanti alla porta, dobbiamo fare pace altrimenti si arrabbia, e gli tesi la mano.

considerò attentamente ciò che avevo detto, guardò la porta, che era socchiusa. con estrema riluttanza tese la mano, che io strinsi leggermente mentre lui la teneva immobile.

a quel punto rientrarono i tre, con allegria forzata. brindarono idealmente alla nostra riconciliazione. sorridendo tutti e tre, ripresero ognuno la sua posa e tutto fu dimenticato. doveva essere dimenticato, e sparire.

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cazzo che nervo mi è salito

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e sparì.

in un quarto d'ora raccogliemmo baracca e burattini e partimmo. non verso il mare, ovviamente. c'era una piscina nei pressi, ci andammo.
per qualche ora sorrisi di continuo mentre cercavo goffamente di giocare col bambino. per lui pareva davvero che non fosse successo nulla: riprese le sue mosse consuete. prima non volle i braccioli, poi dopo un quarto d'ora di lotta non c'era più verso di farglieli togliere, anche se la piscina dei bambini era profonda trenta centimetri. fece un casino del diavolo per avere la pistola ad acqua di un altro bambino e con quella disturbò tutti gli anziani e gli handicappati che non erano abbastanza lesti a scappare. c'erano lì altri dieci bambini, tra i quattro e gli otto anni, tutti piuttosto educati, e nel giro di un'ora lui riuscì a portarli a un grado tale di parossismo che correvano tutti insieme intorno alle casette di plastica con gli scivoli lanciando urla demoniache e calpestando i più piccoli. riuscì persino, non si sa come, a scalare la giostra più alta gettando nel panico il bagnino. verso le cinque di pomeriggio io ero stremato solo a guardarlo e lui non dava il minimo segno di stanchezza. con sua madre scambiai forse dieci parole. quel che aveva dovuto fare era troppo contrario ai suoi istinti e benché non dicesse neanche una sillaba era chiaro che non mi avrebbe mai perdonato.

successero molte altre cose. molte erano già successe. tutto quello che ho scritto è solo un millesimo di ciò che accadde. ci furono molte più parole, molti più fatti, che non ricordo o che impiegherei mesi a scrivere. poche ore non si lasciano trascrivere, è sempre lo stesso problema, è tutto troppo veloce, troppo profondo, complicato, per essere scritto, e costa una tale fatica. ricordo solo che verso la fine la madre si adirò, non so più per quale scostumatezza del figlio, e dopo il solito profluvio di minacce stavolta ce ne andammo davvero.

il fatto che una minaccia finalmente si realizzasse sembrò stupirlo. contrariato, attraversò il viale guardando in basso e mormorando qualcosa. forse stava ripetendo ancora una volta la sua regola, che nella vita bisogna fare le cose buone ai bambini, oppure semplicemente rimuginava su quella giornata così istruttiva. io e sua madre camminavamo a fianco. non so per quale motivo, negli ultimi metri prima della macchina ci eravamo presi per mano. fu come una specie di ultima speranza, inutile come le altre. in quel momento arrivò lo zio ed ebbi l'assurda impressione che ci avesse seguito. invece no, la donna l'aveva chiamato perché li venisse a prendere. facciamo così, disse, così non devi fare il giro e puoi andartene direttamente a casa. le dissi va bene e ci baciammo sulla guancia. con la coda dell'occhio vidi il bambino dietro di me. indolentemente, quasi per caso, con una pietruzza mi stava rigando la fiancata.

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La chiosa è così bella che spero che sia vera.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

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Comunque ti è andata bene a parte la tua auto pronta consegna. Se si è portata il pargolo era alla ricerca di un padre surrogato più che di un compagno e non mi pari particolarmente pronto.
Pensa che se è tuo per il primo anno e mezzo non dormi neppure la notte e il giorno dopo devi andare a lavorare, qui lo sfaccimmo almeno era svezzato.
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

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maxdanno::1778787

Se si è portata il pargolo era alla ricerca di un padre surrogato più che di un compagno e non mi pari particolarmente pronto.





quando il saggio indica la luna lo stolto si infila delle scolopendre nel cazzo

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Comunque la nonna aveva ragione, che eri stato ostile al bambino fin dall'inizio.
Do not argue with an idiot. He will drag you down to his level and beat you with experience.

scotto
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non è vero, la mia era stata solo una smorfia di dolore.

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Ci resterà il dubbio su quale fosse il gesto criminoso della signora.
Ma quindi sei uno di quei campani sfigati che abitano pure lontano dal mare?
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

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scotto
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ad agosto per arrivare al mare servono un paio d'ore anche se sei a 5 chilometri, a meno che tu non vada alle 8 o alle 14 o abbia un motorino.

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Scusa 5 km te li fai a piottu

scotto
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a piedi, sotto il sole? sei pazzo.

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scotto::1778835
ad agosto per arrivare al mare servono un paio d'ore anche se sei a 5 chilometri, a meno che tu non vada alle 8 o alle 14 o abbia un motorino senza assicurazione e preferibilemnte rubbato.

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Beh son 30 min andata e trenta min ritorno magari te li fai di corsetta

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