sport bla-bla :: Nessun argomento

alcuni anni fa conobbi una donna, aveva più o meno la mia età ma era divorziata e aveva un figlio di 3-4 anni. una volta restammo vagamente d'accordo di andare al mare il giorno dopo. raccomandò una presta partenza, per evitare soli nocivi, e la mattina dopo, di sabato, alle 7 io ero sveglio. verso le 8 e un quarto, parendomi ora decente, la chiamai, ma non rispose. ricordando che aveva parlato di problemi col telefono, alle nove ero sotto casa sua.

si era appena svegliata, mi disse, perché era andata a letto all'alba. il bambino non era stato bene. le dissi che forse era meglio rinviare ma rispose no no, sali, un quarto d'ora e andiamo.

entrai per la prima volta in casa sua e vidi il bambino, che sembrava stare benissimo. correva, urlava e smaniava senza alcun segno di notturno malessere e senza alcuna soggezione per l'estraneo. mi sembrò anche di notare qualche altra stranezza: alcune pareti della casa sembravano scrostate, come grattate con un rastrello; il grosso e profondo divano era tutto sporco, si vedevano impronte di scarpe e macchie nere e untuose; più o meno ovunque c'erano sparpagliati dei pezzettini di plastica colorata. la donna non pareva accorgersi di tutto ciò e stava apparecchiando sul terrazzo la colazione del bambino.

mentre scambiavamo qualche parola di circostanza, il bambino riluttava a sedersi. tutte le blandizie furono inutili e la madre cominciò a cercare di imboccarlo in piedi, mentre correva per la stanza urtando i mobili e lanciando gridolini.

scotto
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il latte non lo volle, alla crostatina diede un morso e lo sputò. lo yogurt lo sputò, e la banana non ne parliamo. io, piuttosto imbarazzato, stavo fermo al centro della stanza mentre i due giravano intorno, finché per riprendere il controllo della situazione non tirai fuori - il pescie! diranno i miei piccoli lettori! e invece no - il piccolo regalo che avevo preso per il bambino: un giuoco della lego assurdamente costoso in rapporto alla sostanza, che era 'na specie di macchinina. il bambino, visto il pacchetto, me lo strappò di mano e si voltò verso il muro.

la madre, che continuava a inseguirlo con la crostatina in mano come fosse la cosa più normale del mondo, mi sorrise e disse che il bambino amava le costruzioni, e infatti lui appena sentite queste parole sbatté la scatola a terra e cominciò a prenderla a calci.

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Spero che la protagonista della storia fosse il tuo nuovo romantic interest, una 24enne single madre di 10 figli (di padri diversi)
giuro che il mio unico scopo nel resto dei miei anni diventera' scoprire dove abiti e piantarti un cacciavite in un occhio ('u Prufissuri)

Chi urla di piu' la vacca e' la sua

Colpa mia che mi ostino ancora a dire cose intelligenti su Internet

scotto cambia il titolo e togli il numerino
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classico bambino figlio di mathre single non contenitiva
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

scotto cambia il titolo e togli il numerino
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classico bambino figlio di mathre single non contenitiva
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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classico bambino.
rndel resto sono chiavate talmente facili, che è anche giusto dover pagare un minimo scotto

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Che altro poteva fare, questa generazione di stupefacente ricchionezza dell'anima, se non figliare pochissimo e mostruosità iperattive, sì che i residuali volenterosi & benemeriti del multiplicamini ne spaventino e mutino d'avviso, trovando non più commendevole una prole italica da si opporre ai negri nomerosi, ma però così impressionati si convincano della temeraria inopportunità d'un coito benedetto dalla vita?

scotto
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comunque il fatto non era finito.

improvvisamente suonano alla porta ed è la nonna, che abita al piano di sotto. appena la vede il bambino comincia a saltellare di gioia mentre io sempre più imbarazzato mi presento.
la tipa che teoricamente volevo portare al mare dice "menomale mamma dai un occhio a fífi mentre mi cambio" e sparisce in fondo a un corridoio. restiamo io e la signora a fare salotto.

in quel momento noto un piccolo acquario. prima mi era sfuggito perché l'acqua è completamente verde. ogni tanto affiora un'ombra e, si direbbe, di un animale sproporzionatamente grande rispetto all'acquarietto. fanno anche acquari per rospi giganti? mi chiedo, mentre la signora mi spiega che il nipote non solo è il più bello dell'asilo (ed è effettivamente un bel bambino, con grandi occhi scuri), ma è pure di un'intelligenza e una sensibilità senza pari. mentre me lo dice il piccolo genio esce sulla terrazza e rientra alla guida di una macchina a pedali con cui riprende i giri attorno ai mobili e pretende che uno di noi faccia il carabiniere. la nonna si presta e per dieci minuti i due inscenano cinquanta volte un controllo di polizia.

nel frattempo noto che si sono fatte quasi le dieci e non sapendo che fare raccolgo la mia scatoletta dei lego calciata sotto il tavolo e mi metto a montare i pochi pezzi. il bambino se ne accorge e come un fulmine spazza il tavolino da caffè col braccio e butta tutto per aria gridando che è suo. comincio a dire "ma che ca" e poi mi ricordo della nonna, quindi sorrido ipocritamente e aiuto il moccio a raccogliere i pezzi, dopodiché il bambino perde di nuovo interesse ed esce sulla terrazza, da cui torna con una di quelle girelle colorate che funzionano a vento e comincia a sbatterla con non poca forza sulla parete, staccandone qualche scaglia di pittura verde petrolio.

in quella rientra la madre, vestita esattamente come mezz'ora prima, che comincia a gridare. "fífi adesso basta, BAAASTAA!", tanto che quasi mi spavento. io, ma non il bambino, che anzi non se ne fotte proprio. la nonna dice non gridare mentre la madre parte con una serie di minacce iperboliche: punizioni, collegi, abbandoni, manca solo la minaccia di morte, ma il bambino se ne infotte. allora la madre dice "adesso ce ne andiamo e ti lasciamo qui!" e presomi per mano mi tira fuori dalla porta.

appena usciti, sentiamo un urlo micidiale e un soqquadro come se qualcuno stesse buttando i mobili giù dal balcone. la donna spaventatissima riapre la porta e vediamo il bambino in lacrime che salta dal divano sulla cassa dei giochi, mentre la nonna cerca inutilmente di acchiapparlo.

seguono quindici minuti in cui bisogna calmare il bambino. io nel frattempo mi siedo sul divano a guardare la televisione e a tirare le somme.

scotto
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la tattica della madre, si capisce subito, è di tollerare qualunque manifestazione vitalistica del piccolo nella speranza che si esaurisca da sola.
speranza sempre delusa ma di continuo risorgente, come poi è tipico della speranza.
quando il bambino comincia a rompere le suppellettili, però, la frustrazione della madre esplode in minacce sanguinose, che culminano in quella del collegio e/o abbandono. ovviamente la madre non è in grado di dare seguito a queste minacce e dopo aver finto l'abbandono è costretta a fare marcia indietro, dando al figlio la sicurezza dell'impunità. insomma, è la stessa strategia della politica criminale italiana, e infatti anche i risultati sono uguali.

scotto
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la nonna, invece, pur sembrando più ragionevole è forse addirittura più dannosa. la sua tattica é di blandire e accontentare sempre il piccolo delinquente, magnificandone al contempo le doti naturali. il bambino è bello, intelligente, il bambino è buono e se vuole rifare cinquanta volte lo stesso gioco lei lo accontenta. l'importante è che stia sereno, perché se è sereno è anche calmo, e quindi non bisogna urlare né contrariarlo. naturalmente la nonna può comportarsi così perché col bambino non ci vive. lo vede per mezz'ora e può dedicargli l'energia che esaurirebbe una persona comune. chiusa la porta, soddisfatta della sua pedagogia progressista, la nonna se ne torna a salutare distanza, mentre il bambino rompe il muro o rovescia l'acquario melmoso. la tattica della nonna quindi è quella della sinistra italiana, che prova sempre grande comprensione per i fenomeni con cui non è costretta a confrontarsi.
fino a qui, tutto regolare.

scotto
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quanto al bambino, la colpa non è sua, mi dico. ha capito che dalla madre non c'è nulla da temere e che può mettere la nonna contro la madre. alla sua età sta ancora vivendo la fase di despotismo di un bambino di due anni, e con crescente successo. forse è davvero intelligente, anche se sarebbe più corretto dire furbo e manipolatore, che poi è quanto in italia passa per intelligenza. sensibile lo è, se per sensibile intendiamo percettivo: ha sentito subito, per istinto, che deve mettermi al mio posto, chiarire che tra me e lui comanda lui e che devo comportarmi come la madre e la nonna. ha anche intuito che sono un debole e che quindi può impunemente mancarmi di rispetto. la mia presenza non deve in alcun modo distogliere i presenti dalla consapevolezza che l'attore principale è lui, che tutte le attenzioni devono essere per lui.
anche questo è abbastanza normale, mi dico, ma la vivacità del pargolo è decisamente superiore a quella che ho visto in altri bambini simili. comincio quindi a sospettare che dietro le conseguenze di un'educazione sbagliata ci sia qualche scompenso organico, se non un'indole malvagia.

scotto
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mentre rimugino queste ovvietà madre e nonna sono riuscite a calmare il bimbo, che improvvisamente è passato dalle lacrime a una gioia illimitata. è così felice che gli sia riuscito un'altra volta il gioco che comincia ad emettere grida acutissime, di un'intensità davvero sbalorditiva. il suo "hiiiiiii" è così forte e acuto da raggiungere la soglia del dolore acustico, specie per me che sono un po' debole di orecchio.
il suo grido, si noti, è completamente innaturale. per la madre deve essere una manifestazione spontanea di gioia, commuovente nella sua intensità, invece è un gesto voluto, calcolato. il bambino si sta coscientemente sforzando di emettere il suono più acuto e violento che conosce. si vede benissimo che atteggia la bocca e contrae il collo con intenzione, per vedere fin dove può arrivare. questo grido di gioia in realtà è una specie di ruggito, un'arma usata per riconfermare la sottomissione degli altri, che devono sopportare e anche sorridere.

tutto contento, soddisfatta la sua pretesa di preminenza, il bambino comincia a giocare in modo più normale. prende un camioncino di plastica e lo struscia sul ripiano davanti alla televisione, da cui già manca uno strato di pittura, a riprova che la scenetta non è nuova.

a questo punto la nonna dice "ma ha mangiato?", e saputo delle difficoltà nutritive si illumina: è chiaro che il bambino ha fame, per questo fa così!
un attimo di tensione tra madre e figlia: l'implicito rimprovero di trascurare il bambino. se mi trovassi tra le due, i loro sguardi mi incenerirebbero. per fortuna sto sul divano e faccio finta di niente.

allora ricomincia la manfrina della colazione. la nonna prende altro latte, che viene rifiutato, e altre merendine, ugualmente sbocconcellate e sputate. ma è chiaro, il bambino si è agitato, si è commosso: per questo non mangia quieto e assennato come al solito. la fame lo fa sclerare, lo sclero gli leva l'appetito, e di nuovo, e di nuovo.

scotto
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a questo punto la donna si siede accanto a me e dietro il suo sorriso stereotipato vedo la stanchezza. probabilmente non mentiva, è stata davvero sveglia fino all'alba perché il figlio non stava bene, cioè stava come al solito nel suo delirio di onnipotenza, che lei inconsapevolmente alimenta. infatti in seguito apprenderò che il bambino di pomeriggio fa il riposino, ma non alle tre come tutti i bambini, bensì verso le sei, in modo che possa svegliarsi verso le otto tutto pimpante e continuare a sfenarsi fino alle due di notte. alle tre il bambino deve vedere i cartoni e poi gli passa il sonno, quindi...

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e poi voglio sapere se alla fine l'hai posseduta analmente.
dico la nonna.

scotto
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il mio problema, come sempre, è che rifletto troppo sulle cose senza agire. ormai sono le undici, andare al mare è impensabile e farei migliore figura ad andarmene, ma una specie di inerzia mi tiene sul divano mentre la donna, recuperata con sforzo un po' di energia, va a preparare la borsa del mare.

il bambino è anche lui in una fase di tregua. la nonna mi spiega che è appassionato di macchine, come il padre del resto, e che conosce già tutti i segnali. in quella noto che dietro la porta appoggiato a terra c'è un televisore piuttosto grosso. chissà perché, intuisco quel che dev'essere accaduto a quel televisore, e infatti la nonna seguendo il mio sguardo spiega che oggi non si può stare tranquilli. pensare che quel coso stava cadendo addosso al bambino! menomale che c'era lei. il televisore si era proprio sbilanciato da solo! cose da fargli solo causa! un televisore da cinquanta pollici che senza un motivo al mondo cade in avanti! stavano ancora aspettando quelli dell'isola ecologica.

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con sta fissazione del mare.

alle 11 era il momento di invitarla a pranzo da qualche parte (non al mare) e mostrarsi protettivo ed ansioso di lenire le sue fatiche. certamente ella avrebbe lenito la pressione dei tuoi testicoli forsanche con un poco impegnativo ma sempre gradito pompino (seza ingoio che quelle cose le fanno le zoccole)

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Eh ma ha già detto che il bimbo faceva il riposino molto tardi, quindi niente pompa post-prandiale.
Do not argue with an idiot. He will drag you down to his level and beat you with experience.

scotto
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comunquemente, a un tratto il bambino ordinò dell'acqua. la nonna gli disse di prendere il suo bicchiere, quello cogli smile, e il bambino ovviamente non lo fece e cercò di arrampicarsi al mobile per raggiungere i bicchieri, come doveva essersi arrampicato sul televisore quel giorno che cadde da solo. allora la nonna gli prese il bicchiere cogli smile e la bottiglietta d'acqua, ma il bambino rifiutò il bicchiere e spruzzò l'acqua a terra. chiarito che comandava lui, ebbe il bicchiere di vetro dei grandi e bevve sotto lo sguardo preoccupato della nonna. fatto ciò, venne a sedersi sul divano con la bottiglietta vuota, torcendola per ricavarne un piacevole rumore. poi, visto che non s'apprezzavano abbastanza i suoi sforzi, buttò il tappo di plastica a terra e disse nonna raccoglilo, e la nonna lo raccolse. un secondo e lo fece cadere di nuovo. dopo tre o quattro ripetizioni, palesemente insoddisfatto, disse "scotto raccoglilo".

lo guardai, senza simpatia. gli dissi "che hai detto?", tanto per dargli una possibilità, e lui "raccogli!", con assoluta consapevolezza. la nonna lo guardava deliziata. che bambino brillante! aveva già imparato il mio nome.

sorridendo, gli chiesi perché non se lo raccoglieva da solo. ci pensò un attimo, un po' sorpreso, e poi disse una lunga frase in cui capii solo "nella vita" e "ai bimbi". parlava piuttosto correttamente, anche se continuava infantilmente, e sicuramente di proposito, a pronunciare"elle" invece di "erre".

che hai detto? ripetei con un sorriso sempre più fisso, e lui, senza guardarmi, disse "nella vita bisogna fale le cose buone ai bambini".

ah. quindi era ancora più consapevole di quanto pensassi. ripeteva qualcosa sentito da nonni o maestre, probabilmente l'unica che gli faceva gioco. in quel momento tornò la madre e con gesto automatico raccolse il tappo.

scotto
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può sembrare una barzelletta, ma a questo punto suonano di nuovo alla porta ed è il fratello della donna, che tra l'altro conoscevo e anzi è attraverso di lui che avevo conosciuto lei. entra, abbraccia il nipote e lo alza fino al soffitto chiamandolo sfaccimmo e piscitiello. quello, che si era appena calmato, naturalmente ricomincia a sfrenesiare e vuole essere alzato più in alto, più in alto! lo zio lo accontenta quattro o cinque volte mentre la nonna grida attento, attento! ma si vede che è felice e soddisfatta dalla virilità del figlio, che in confronto alla mia figura grigia rifulge ancora di più. al sesto sollevamento però il bambino giunto all'apice allunga involontariamente un calcetto sul naso dello zio, proprio nella narice. l'uomo per poco non lo molla, mentre mastica un riconoscibilissimo mannaggia giesucristo.

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ma stai scrivendo in diretta scotto ?

scotto
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no. ma queste giornate mi ricordano quelle e il ricordo è nitido. solo che è così snervante scrivere col cellulare che devo fermarmi di continuo.

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Io qui vedo la latitanza di supermanrovescio, il supereroe di cui parlavamo nel thread di entomo



quando il saggio indica la luna lo stolto si infila delle scolopendre nel cazzo

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Per la madre, per la nonna, per lo zio, per il pargolo, oppure uno per ciascuno?
An intellectual is a highly educated man who can’t do arithmetic with his shoes on, and is proud of his lack. (Robert A. Heinlein)
La vita è una malattia incurabile, bisogna solo avere pazienza ed aspettare che passi. (f205v)

scotto
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il padre del bambino l'avevo incontrato anni prima, quando non era ancora il padre. me lo ricordo vestito da giovinastro, coi pantaloni bassi, la maglietta da pallacanestro e il cappellino di due misure più piccolo. l'ho incontrato anche dopo i fatti che racconto ed era molto cambiato, portava i capelli con la brillantina e aveva i baffetti. gli stavano anche bene perché aveva sempre avuto un po' l'aria del torero, era scuro di carnagione e nerissimo di capelli, che aveva invidiabilmente folti. per quel poco che so di lui, era un bravo ragazzo. tendeva un poco al bere, anche per via del suo lavoro, e aveva combinato qualche guaio di sciagurataggine, ma mi sembrava una persona gentile. mi dissero che era affettuosissimo con il figlio, ma siccome gli piaceva troppo la figa non era considerato affidabile.
devo aggiungere che, contrariamente al solito, l'ex moglie non disse mai una parola contro di lui.

scotto
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in seguito scoprii che la donna aveva avuto problemi molto più seri del marito, ma siccome veniva da una famiglia borghese, e lui proletaria, ed era più intelligente di lui e più istruita, tra i due il soggetto dubbio pareva lui, mentre era innegabilmente lei la più pericolosa.
fisicamente il bambino somigliava parecchio al padre: bruno, occhioni neri, capelli neri, labbra tumide. dalla madre aveva preso il naso e una certa tendenza alla simulazione. durante i fatti che dico mi capitò, uscendo sulla terrazza, di vedere due cani di media taglia nel giardino. il profilo psicologico del bambino faceva sospettare il tratto classico delle personalità disturbate, cioè la crudeltà verso gli animali. per verificare chiesi alla nonna come si trovava il bambino coi cani e lei disse subito ma figurati, sono buonissimi! cosa di cui non dubitavo.

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f205v::1778485

Per la madre, per la nonna, per lo zio, per il pargolo, oppure uno per ciascuno?

Io mi concentrerei sulla creatura perché bisognosa di quanto più aiuto possibile



quando il saggio indica la luna lo stolto si infila delle scolopendre nel cazzo

scotto
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anticipando gli eventi, dirò che quando scendemmo in giardino i due cani si avvicinarono e che la femmina, più mite e pelosa, si buttava a terra mostrando la pancia, come fosse un grosso gatto. il maschio invece oltre ad avere il pelo corto e lucido sembrava più nervoso, o per meglio dire guardingo. l'occhio completamente aperto, la zampa quasi a mezz'aria, quel cane bianco e nero pareva vibrare. voleva avvicinarsi per farsi carezzare ma c'era qualcosa che non gli sconfinferava del tutto.
il bambino fece grandi feste alla femmina, l'abbracciò (erano più o meno della stessa lunghezza) e la vezzeggiò con diminutivi. poi si alzò e guardò il maschio. allora mi sembrò di sentire un ringhietto.
tra la madre e il bambino ci fu uno sguardo rapidissimo, un accenno di sguardo, ed ebbi l'impressione di una porta che si apre di colpo su una discussione in corso e si richiude: con mio grande scorno, erano riusciti a dirsi molte cose senza che io avessi la minima possibilità di sentirle. in quel momento mi sentii geloso, anche se non aveva nessun senso.
poi il bambino allungò peritosamente la mano e carezzò sulla testa il cane, che rimase con gli occhi sbarrati e fermi, senza smettere di vibrare fastidiosamente tra il bianco e il nero.
la situazione era così innaturale che il cane mi sembrò una persona. si stava controllando. qualcosa di brutto doveva essere accaduto tra quei due.

scotto
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ma adesso torno indietro, al momento in cui lo zio rimediò un colpetto alla narice.
mentre l'uomo si massaggiava il naso il bambino rideva deliziato, ma tutti i bambini quando qualcuno si fa male ridono e poi stavolta non era colpa sua. lo zio comunque era uomo d'onore e quel dolore breve ma acuto non gli tolse del tutto l'uzzolo di giocare il minore. se lo portò in terrazza, dove li seguii, e viste altre girelle plastica pensò bene di staccarle dai vasi per usarle come spade. lui e il bambino cominciarono a schermagliare e ogni volta che lo zio alzava la guardia per cercare di disciplinare in qualche modo il gioco, il bambino lo colpiva sulle gambe con la girella, con forza tale che alla quinta botta l'aveva rotta.
allora lo zio ebbe un'altra idea. con la girella superstite in mano, cominciò a ruotare su stesso urlando guarda come gira! il bambino prese ad imitarlo e dopo qualche giro perse l'equilibrio, cadendo sulle sue stesse gambe.
steso a terra, preda della vertigine, esaltato e impaurito dal mondo che continuava a girare, il bambino sembrava sul punto di imparare qualcosa quando la sua energia diabolica lo fece alzare di nuovo. si guardò intorno cercando lo zio ma era sparito, era rientrato in casa per parlare con la sorella, e tutto quello di vivo che restava all'orizzonte ero solo io.
lo zio, penso solo adesso, era un'altra parte integrante della sua mala educazione. arrivava, lo sfrenava, lo innalzava e poi spariva. anche lui come la nonna non era tenuto a convivere col bambino ma diversamente da lei non ne esaltava le presunte doti civili, bensì quelle animali, esattamente come fanno certe persone col tuo cane: lo girano, lo voltano, lo aizzano e infine lo lasciano con la lingua penzoloni a guardarsi intorno. il bambino era un giocattolo a molla che lo zio caricava e spediva a roteare sul pavimento, veloce, sempre più veloce, finché non se ne stancava. da un punto di vista politico lo zio somigliava a quelli di potere al popolo, tutti canti, balli e putipù. il bambino era la sua massa, così facile all'entusiasmo e, volendo, anche alla violenza, che una volta ogni tanto andava agitato per fargli fare la schiuma. ma tutte quelle piroette, gli slogan e le grida erano più un gioco dello zio che del bambino e finita l'esibizione restavano solo la puzza di sudore e l'attesa della prossima esplosione, che sarebbe stata quella buona, quella veramente bella, e che non veniva mai.

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ci fu quindi un seguito, con copula annesse?

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