media recensioni :: I FILM DI TETTE* CHE L'ASPHALTO POTREBBE VEDERE NEL 2017

ormai caposaldo della sezione recensioni di questa augusta board, metto le mani avanti e con un brindisi annuncio il nuovo thread, utile per ora come segnalibro ma che presto accoglierà le dotte recensioni dei nostri più valenti critici. voglio ricordare che il thread è dedicato a tutti i cinefili dell'asphalto e la partecipazione - sempre secondo i rigidi standards fissati dallo scrivente e dal produttivo gonzokamps - è aperta a tutti ma vincolata al rispetto di alcune regole. sono comunque ammesse recensioni laconiche laddove il valore dell'opera o altri dettagli - sempre per il bene del foro - lo consiglino.

di seguito una lista di film previsti per il 2017, realizzata per ora alla cazzo di cane:

Amityville The Awakening
Underworld 5
Blood Wars
Live by Night
Monster Trucks
Sleepless
The Book of Love
A Dog's Purpose
John Wick Chapter 2
Trainspotting 2
A Cure for Wellness
A United Kingdom
Fist Fight
Patient Zero
The Great Wall
The Maze Runner 3 The Death Cure
Bitter Harvest
Gehenna
God Particle
Tulip Fever
Get Out
Table 19
The Shack
Wolverine 3 Logan
Personal Shopper
Free Fire
The Belko Experiment
Keep Watching
King Arthur Legend of the Sword
Wilson
Ghost in the Shell
Guardians of the Galaxy 2
Life (2017)
Pirates Of The Caribbean 5 Dead Men Tell No Tales

(espandere)

QUI INVECE UNA PLAYLIST CON ALCUNI DEI FILM CITATI PIÙ ALTRA ROBA DEL 2017
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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francesco::1756515

fermi tutti, la la land merita alla grande.
manco lo considero un musical (nonostante danze e canti), anzi.
le tipiche scene di "genere", il titolo del cazzo, persino la trama infantile: il tutto non fa che coadiuvare e sostenere perfettamente l'impalcatura del film fino al finale.

pulito, asciutto, finalmente un regista che racconta con le immagini diocane.

pure gosling m'è piaciuto (ma solo perché gli hanno cucito addosso il personaggio perfetto), probabilmente c'era la troca nel caffé che ho preso prima della visione per evitare lo schianto dopo 20 minuti.
stone ottima (sia come sogno erotico che come attrice)
Una riflessione che globalmente non condivido, ma che ha il pregio di isolare un aspetto importante, ossia l'automatismo tra arte & successo. I protagonisti di La La Land vogliono diventare bravi e quindi raggiungere il successo. Questa consequenzialità automatica tra due poli arte-affermazione sociale a me è risultata piuttosto ingenua, soprattutto se posta a confronto con Whiplash, dove invece dietro la più classica delle strutture delle storie di formazione (il ragazzo si confronta con il mondo-> struggle-> il ragazzo ce la fa) si sviluppava un discorso più serio e interessante su quanto costa divenire davvero bravi in qualcosa.

In altre parole: se io sentissi di avere un particolare talento per la scrittura di romanzi gotici, non mi preoccuperei di un riscontro sociale né sentirei l'urgenza di farci soldi, mi piacerebbe tornare a casa la sera e scrivere. I personaggi di LL Land potrebbero limitarsi a suonare nel localetto all'angolo, o a recitare in splendide pieces nel loro tinello senza preoccuparsi di riempire le platee (o in ogni caso dovrebbero promuovere meglio i loro eventi).
Mi piacerebbe però sentire l'opinione di chi lavora nell'industria culturale.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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gonzokampf::1759364
Una riflessione che globalmente non condivido


Meno male, perchè è un bel merdone.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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Tubone sei l'esemplificazione della storia della luna e del dito (in culo).

Svegliatemi per l'apokatastasis

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gonzokampf::1759364
Questa consequenzialità automatica tra due poli arte-affermazione sociale a me è risultata piuttosto ingenua


Che sia per opportunismo o che sia per un bisogno onesto di piacere, raggiungere il pubblico è necessario per rompere l'autoreferenzialità della performance artistica.
Raggiungere il pubblico significa avere successo.

gonzokampf::1759364
In altre parole: se io sentissi di avere un particolare talento per la scrittura di romanzi gotici, non mi preoccuperei di un riscontro sociale né sentirei l'urgenza di farci soldi, mi piacerebbe tornare a casa la sera e scrivere. I personaggi di LL Land potrebbero limitarsi a suonare nel localetto all'angolo, o a recitare in splendide pieces nel loro tinello senza preoccuparsi di riempire le platee


Uno che scrive romanzi gotici che non fa leggere a nessuno non è uno scrittore, così come non è un attore chi recita Shakespeare da solo nel proprio tinello.
In poche parole ed in entrambi i casi non sei un artista. Non sei un artista perchè, in primo luogo, il pubblico ha sempre avuto necessariamente un ruolo attivo nella fruizione (l'arte è evoluzione e non hai evoluzione mentre ti masturbi nella cameretta col tuo word processor) ed in secondo luogo perchè l'arte, perchè sia arte, deve possedere una dimensione magico-rituale dalla quale scaturisce l'essenza stessa del suo potere e della sua necessità: la capacità di mutare il reale.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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gonzokampf::1759367
Tubone sei l'esemplificazione della storia della luna e del dito (in culo).


Ti sbagli.
Stavo mentalmente elaborando una risposta lievemente più articolata, ma ho avvertito la necessità di esternare immediatamente il mio dissenso verso quella roba che hai linkato.
E guarda che con quelle 6 righe qui sopra ho dato il massimo, mica sono vincibile, apprezza lo sforzo porcoddio.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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il tubone::1759368
Che sia per opportunismo o che sia per un bisogno onesto di piacere, raggiungere il pubblico è necessario per rompere l'autoreferenzialità della performance artistica.
Raggiungere il pubblico significa avere successo.
Ma se sono bravo a fare qualcosa, potrei prescindere dal pubblico: il circolo autoreferenziale lo interrompo dal momento in cui ho creato un'opera, e poco importa se rimanga a marcire in un cassetto o venga distribuita alle masse festanti.
il tubone::1759368
Uno che scrive romanzi gotici che non fa leggere a nessuno non è uno scrittore, così come non è un attore chi recita Shakespeare da solo nel proprio tinello.
Però ad es. Hawthorne non poteva considerarsi uno scrittore quando scriveva i Twice Told Tales, pubblicati a distanza di anni e a sua insaputa? Oppure Kafka? Mentre magari secondo il tuo criterio può essere considerato scrittore chi si rivolge al self publishing invadendo le case di amici e parenti con le proprie opere.
In ogni caso, nel film di Chazelle il personaggio di Emma Stone non desidera tanto recitare (perché già recita e scrive nei ritagli di tempo), quanto diventare un'attrice, ossia assumere quel particolare status sociale che consegue all'atto del recitare, all'essere pagato per farlo, raggiungendo la celebrità.
Lo si capisce nella scena in cui [spoiler] alla fine del film lei stessa entra nel bar dove lavorava una volta, ma non caga di pezza colei che ha preso il suo posto di cassiera, esattamente come aveva fatto la diva da lei ammirata tanti anni fa [/spoiler].
il tubone::1759368l'arte è evoluzione
Mi pare un'affermazione un po' apodittica, dal momento in cui fino a pochi anni fa quelli che oggi chiameresti "artisti" erano privi degli strumenti per conoscere le opere dei loro predecessori, e quindi non avrebbero potuto sapere rispetto a cosa si sarebbero dovuti evolvere. Quindi evoluzione sì, ma circoscritta alla propria bottega o a quelle dei paeselli più vicini.
Senza pensare al fatto che per lunghi periodi la creazione artistica si è risolta in un'adesione impersonale e pedissequa ad un canone ben codificato e immutabile.
In molti casi mi è sembrato invece vero che la creazione sia comunque il risultato di un'ossessione, un rovello che scava l'artista arrivando a mangiarsi grossi bocconi della sua umanità (come appunto in Whiplash).

Quello che stigmatizzo in LLL è invece l'endiade tra creazione e sviluppo personale, che mi sembra invece riflettere in maniera piuttosto ingenua velleità banalizzanti del tipo: sono una persona solare e creativa, corro a disegnare giocattoli allo IED.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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gonzokampf::1759370
il circolo autoreferenziale lo interrompo dal momento in cui ho creato un'opera


Ma anche no.
Non vorrei addentrarmi troppo in un ambito nel quale mi trovo a corto di strumenti, ma a mio avviso ciò che primariamente connota un'opera d'arte in genere, prima ancora dell'attribuzione di un eventuale "valore", è ovviamente la sua fruibilità.
Ti ricordo che sei stato tu a tirare in ballo "l'arte".

gonzokampf::1759370
Però ad es. Hawthorne non poteva considerarsi uno scrittore quando scriveva i Twice Told Tales, pubblicati a distanza di anni e a sua insaputa?


Dato che è conosciuto come uno dei grandi del rinascimento americano per "La lettera scarlatta", immagino che avrà fatto qualche passo per far pubblicare quel romanzo.
Credo anche che sia stato ambizioso a tal punto da ritenerlo un'opera meritevole di successo e che, dati i tempi, si sia considerato "uno scrittore" a partire dal momento in cui non ha dovuto fare altre cose per vivere.
Ma se avesse scritto solo i "Twice Told Tales" e li avessero trovati per caso ripulendo lo scrittoio a babbo morto, lo si sarebbe potuto considerare "uno scrittore" solo a partire dal momento in cui qualcuno avesse considerato quell'opera di un qualche valore letterario e non solo materiale d'antiquariato.

gonzokampf::1759370
Mentre magari secondo il tuo criterio può essere considerato scrittore chi si rivolge al self publishing invadendo le case di amici e parenti con le proprie opere.


E' solo una forma di masturbazione più elaborata, diciamo un segone di fronte ad un pubblico accondiscendente per interesse o per pura educazione.
Ma d'altro canto ci sarai arrivato pure tu.

gonzokampf::1759370
Mi pare un'affermazione un po' apodittica, dal momento in cui fino a pochi anni fa quelli che oggi chiameresti "artisti" erano privi degli strumenti per conoscere le opere dei loro predecessori, e quindi non avrebbero potuto sapere rispetto a cosa si sarebbero dovuti evolvere. Quindi evoluzione sì, ma circoscritta alla propria bottega o a quelle dei paeselli più vicini.


Ma in quale film? Ma di che parli?
Ma se il "problema" dell'arte almeno negli ultimi 100 anni è stato quello di diventare da un lato troppo "democratica" (dunque di parlare a tutti) e dall'altro di evolversi verso la realizzazione di un sistema chiuso nel quale gli addetti parlano con altri addetti e dal quale il pubblico, più numeroso ma necessariamente a corto degli strumenti necessari, resta sempre più escluso.
Ma quali botteghe, ma quali paesini?

gonzokampf::1759370
Senza pensare al fatto che per lunghi periodi la creazione artistica si è risolta in un'adesione impersonale e pedissequa ad un canone ben codificato e immutabile.


M-A-I N-E-L-L-A S-T-O-R-I-A.
Se qualche "canone" ha retto nel tempo (ma assai brevemente, comparandolo al lungo cammino) lo ha fatto CONTRO l'arte ed indifferente verso chi si discostava anche solo lievemente.
Tuttavia, anche rimanendo all'interno dei "canoni", queste piccole variazioni ne hanno causato, a breve e/o a lungo termine, l'evoluzione quando proprio non il collasso.
Hai un'idea bizzarra dell'arte come di qualcosa di sconnesso con la realtà sociale o politica o economica o perfino naturale, insomma come di qualcosa che parte interamente da un atto di volontà irriflesso del singolo, quando invece è, nelle sue forme più alte, il condensato del suo tempo e solo la distanza da quello ed eventualmente la nostra ignoranza possono impedirci di cogliere i riferimenti nell'opera, a tutto ciò che circondava l'artista, a tutto ciò nel quale era immerso al momento della creazione.
Essendo il tutto in movimento, non si vede come possa l'arte starsene ferma, anche solo apparentemente.

gonzokampf::1759370
In molti casi mi è sembrato invece vero che la creazione sia comunque il risultato di un'ossessione, un rovello che scava l'artista arrivando a mangiarsi grossi bocconi della sua umanità


In molti casi forse.
Ma questa è un'dea molto romantica, non trovi? Voglio dire: probabilmente è un topos relativamente recente.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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gonzokampf::1759364
piacerebbe però sentire l'opinione di chi lavora nell'industria culturale

Potrei spararti un post di una pagina che poi si forka e si finisce nel giro di 5 pagine con rodolfo che dice che vendo aria fritta, vincibile che posta enunciati criptici in volgare e tu che mi mi dici di andare a zappare ai giardini cittadini

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Pony lavori nella coltura? Procedi col fork diamine
L'ultimo dei boia da cani

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mi spiace di non aver visto LLL se no mi buttavo a pesce in questo agone
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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il tubone::1759372
Non vorrei addentrarmi troppo in un ambito nel quale mi trovo a corto di strumenti
il tubone::1759372
M-A-I N-E-L-L-A S-T-O-R-I-A.
Alla faccia di non volersi addentrare. Comunque ci terrei a contenere un minimo i termini del discorso, altrimenti ci troviamo a sbrodolare senza confini.
il tubone::1759372
Ti ricordo che sei stato tu a tirare in ballo "l'arte".
Mea culpa, ma mi riferivo al film di La Chazelle.
il tubone::1759372
ciò che primariamente connota un'opera d'arte in genere, prima ancora dell'attribuzione di un eventuale "valore", è ovviamente la sua fruibilità
Però così si riduce l'opera creativa a merce - non che ciò comporti una degradazione, un'opera può essere anche un bene da scambiare. Prendi per es. tutti quei libri che si ritengono scarsamente fruibili eppure sono considerati a modo loro pietre miliari, come ad es. la Hypnerotomachia Poliphili, o per rimanere ai nostri tempi, Horcynus Horca. Inoltre ci sono delle opere che a fronte del loro successo commerciale rimangono scarsamente fruibili in termini assoluti, come Infinite Jest di DFWallace o le Variazioni Goldberg di Gould.
il tubone::1759372
Ma se avesse scritto solo i "Twice Told Tales" e li avessero trovati per caso ripulendo lo scrittoio a babbo morto, lo si sarebbe potuto considerare "uno scrittore" solo a partire dal momento in cui qualcuno avesse considerato quell'opera di un qualche valore letterario e non solo materiale d'antiquariato.
Ti rendi conto tu stesso che lo status è quantomai relativo, a differenza dell'atto di scrivere (o di cantare, o di recitare).
il tubone::1759372
Hai un'idea bizzarra dell'arte come di qualcosa di sconnesso con la realtà sociale o politica o economica o perfino naturale, insomma come di qualcosa che parte interamente da un atto di volontà irriflesso del singolo, quando invece è, nelle sue forme più alte, il condensato del suo tempo e solo la distanza da quello ed eventualmente la nostra ignoranza possono impedirci di cogliere i riferimenti nell'opera, a tutto ciò che circondava l'artista, a tutto ciò nel quale era immerso al momento della creazione.
Sicuramente non puoi ridurre un'opera alla mera risultante di un sistema di riferimenti vigente in un dato tempo e in un dato spazio: pena la sua irrilevanza se quel sistema lo conosciamo già, la sua incomprensibilità se invece ci è sconosciuto. È poi ovvio che chi scrive, recita o balla lo fa in un contesto determinato, che viene tuttavia recepito e riformulato nella camera oscura della creazione* che rimane più o meno insondabile.
il tubone::1759372
Ma questa è un'dea molto romantica, non trovi? Voglio dire: probabilmente è un topos relativamente recente.
Occhio che non mi riferisco al pittore morto di fame con il basco, i baffetti e una baguette che fa capolino dalle chiappe smagrite, né al tema dell'inquietudine tanto caro ai possessori di moleskine.
Quello di cui sono sicuro è che le notevoli risorse investite nell'opera creativa prescindono il più delle volte da uno stato di appagamento: si tratta del luogo comune che paragona l'Italia dei Borgia alla pacifica Svizzera: dalla prima sono nati Michelangelo, Leonardo da Vinci etc., la seconda ha prodotto gli orologi a cucù.
Se preferisci un esempio meno banale, ti riporto la descrizione che Michele Mari fa di uno dei maggiori esponenti del manierismo cinquecentesco, il Pontormo:
Altezza d’ingegno e miseria, disperazione e specola più alta sono qui l’una il rovescio dell’altra: per tornare al Pontormo, il suo Libro esibisce in modo impressionante la continuità fra arte e corpo, alternando come equipollenti le note sul vitto («Sabato sera huova in uno tegamino»), sulle funzioni fisiologiche («Giovedì mattina cacai dua stronzoli non liquidi, e drento n’usciva che se fusino lucignoli lunghi di bambagia, cioè grasso biancho»), sulla pittura («E lunedì feci quello braccio di quella figura di testa che alza, e lascia’la insino quivi come monstra questo schizo»), persino su ciò che non si ricorda ma che la nevrosi impone di registrare («Martedì feci in casa non so che»)…

A fronte di questa risonanza viscerale e tragica del bisogno di creare, mi riesce difficile immaginare il Pontormo preoccuparsi della recezione delle sue opere, come Emma Stone che si strugge alla vista della platea semivuota. Per i protagonisti di LLLand, invece, creazione artistica e la conseguente affermazione personale (peraltro rappresentata nei termini stereotipati di successo, celebrità etc.) rappresentano un tutt'uno, il che mi sembra invece un'idea tipicamente americana nella sua ingenuità.

* quest'ultimo termine è da intendersi scevro da qualsiasi afflato nobilitante.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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Horcynus Horca


Mi è venuto in mente quando recentemente i giornali hanno dato ampio risalto ai pescatori delle Eolie che scioperano contro i delfini.
Do not argue with an idiot. He will drag you down to his level and beat you with experience.

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gonzokampf::1759381
Alla faccia di non volersi addentrare. Comunque ci terrei a contenere un minimo i termini del discorso, altrimenti ci troviamo a sbrodolare senza confini.

D'accordissimo.

gonzokampf::1759381
Però così si riduce l'opera creativa a merce - non che ciò comporti una degradazione, un'opera può essere anche un bene da scambiare. Prendi per es. tutti quei libri che si ritengono scarsamente fruibili eppure sono considerati a modo loro pietre miliari, come ad es. la Hypnerotomachia Poliphili, o per rimanere ai nostri tempi, Horcynus Horca. Inoltre ci sono delle opere che a fronte del loro successo commerciale rimangono scarsamente fruibili in termini assoluti, come Infinite Jest di DFWallace o le Variazioni Goldberg di Gould.


Aspetta, ho usato il termine "fruibilità" probabilmente in modo improprio. Intendevo semplicemente "accessibilità materiale".
Il fatto che delle opere siano scarsamente fruibili perchè a loro modo volutamente criptiche o troppo complesse per la povera mente del lettore o spettatore medio (categoria alla quale mi ascrivo), non le esclude certo dal novero delle opere d'arte, ovviamente.

gonzokampf::1759381
Ti rendi conto tu stesso che lo status è quantomai relativo, a differenza dell'atto di scrivere (o di cantare, o di recitare).


Diffido degli stati assoluti.
Per esempio potremmo dire che il tuo tizio che canta/non canta nella stanza vuota assume entrambi gli stati cantante/muto finchè un osservatore non sente il suono della sua voce.
Solo in tal caso il tizio decide di appartenere all'universo dell'osservatore ed essere un cantante.
Sto forse motteggiando.
Potremmo rivolgerci al buddismo zen e contribuire con un koan del cantante.

gonzokampf::1759381
Sicuramente non puoi ridurre un'opera alla mera risultante di un sistema di riferimenti vigente in un dato tempo e in un dato spazio


Ho detto forse questo?
Su, non fare l'avvocato.

gonzokampf::1759381
Michelangelo, Leonardo da Vinci


Ma già vedi le differenze.
Il Da Vinci gira per mezza Europa, va a Milano a farsi mantenere da Ludovico col quale si lamenta anche che viene pagato poco. Dipinge, studia, progetta canali e fortificazioni, va via da Mantova perchè non ci sono i soldi veri, fa l'ingegnere per i Borgia, poi va in Francia, seziona cadaveri, dipinge divinamente ma forse più che altro per guadagnare, molla il pennello per inventare il cuscinetto a sfera o una macchina per macinare il porco e farne salsicce.
L'altro, così come ce l'hanno raccontato, madonna bona è tormentato da tutto. Da dio, dal papa, dal proprio corpo, dal corpo altrui, dà a tutti dell'imbecille, rosica per il successo dei colleghi tipo il Sanzio, è ossessionato dalla perfezione formale e alla fine della vita forse simpatizza per la riforma protestante, almeno per quanto riguarda alcuni aspetti della fede.
Voglio dire insomma che generalizzare mi pare imprudente. Certo, l'apprendere la tecnica costa tempo, fatica e dedizione, probabilmente in molti può configurarsi uno stato di ossessione o perfino di nevrosi, ma non credo proprio che da questo ne discenda automaticamente che l'artista debba essere necessariamente un nevrotico perennemente insoddisfatto.
Potremmo pure disfarci dei esempi dell'uno e dell'altro tipo.

gonzokampf::1759381
«Giovedì mattina cacai dua stronzoli non liquidi, e drento n’usciva che se fusino lucignoli lunghi di bambagia, cioè grasso biancho»


LOL
Un caso grave di steatorrea, direi.

gonzokampf::1759381
«Martedì feci in casa non so che»


ri-LOL

gonzokampf::1759381
mi riesce difficile immaginare il Pontormo preoccuparsi della recezione delle sue opere


A me no.
L'artista rinascimentale campava di mecenatismo e del resto solo apparentemente il soggetto dell'arte classica o medievale o rinascimentale era prodotto per "il popolo", se non in senso lato.
Il loro pubblico, certo quello da cui tutti - incluso il Pontorno - volevano essere ricevuti, erano i privilegiati, i potenti, i colti ed i ricchi.
Insomma questi prendevano i soldi e solo poi producevano le opere. E avevano problemi continui con chi pagava poco o non pagava. E firmavano contratti a cui poi dovevano attenersi.
Perfino il divino Michelangelo ebbe infinite rotture di coglioni in questo ambito, non ultima la famosa faccenda della tomba di Giulio II.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

assassin's creed, kurzel (2016)
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http://www.imdb.com/title/tt2094766/

uscito in italia nel 2017, non potevo tornare alla carica con le recensioni senza rendere conto di questo titanico bastione del cagare. un film caratterizzato non solo da una pochezza concettuale rara, ma anche da una angosciante sproporzione tra mezzi economici ed attoriali messi in campo e il risultato finale, privo di qualunque credibilità e registicamente fallimentare. è evidente che alcuni dei pezzi da novanta qui coinvolti hanno bisogno di grana, ma un conto è sopportare irons in eragon, un film per ragazzini, un conto è vederlo impegnato in un'operazione di queste proporzioni con aria seriosa, una specie di versione abortita di film alla nolan. non da meno è fassbender che mette il suo talento al servizio di un personaggio che fa cagare a 360 gradi, un uomo del destino che viene da una tragica esperienza (si, c'è pure un incipit in odore di realismo) e che accetta di buon grado di vestirsi come un cazzone mai visto, armato fino ai denti di pugnali retrattili dal design clingoniano con i quali affetta gente inverosimile nella spagna del XV secolo (all'inizio praticamente senza motivo, alla fine per motivi risibili o poco evidenti). è ovvio che quando si parte da un vg è dura produrre un impianto narrativo credibile, ma altri sono riusciti a fare un lavoro dignitoso, operando opportune modifiche. qui le modifiche rendono semplicemente oppressiva e soprattutto noiosa una storia di merda in partenza. è un film che sconsiglio e che trovo praticamente inguardabile.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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rodolfo::1761175
titanico bastione del cagare


indifendibile.
Un inscalfibile e massiccio cubo di puro stronzo cinematografico che riesce perfino a prendersi sul serio.

rodolfo::1761175
fassbender


E' dappertutto - almeno 3/4 film all'anno - e mi sta anche sympa, ma che proprio abbia tutto questo bisogno di grana?
Che stia scendendo precocemente una china brucewillisiana o peggio nicholascaghica ma partendo da un talento superiore?
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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di questo ci ritroveremo a parlare probabilmente nel thread sui film di macchine del 2018
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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Nel frattempo è presente anche nel nuovo alien (che non ho visto ma che sospetto caghettoso)
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

King Arthur: Legend of the Sword aka Il potere della Spatha - Guy Ritchie, 2017
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Pare che la Warner Bros, vista la piega diarroica che stanno prendendo i cinecomics della DC, si stia lanciando a capofitto in un nuovo filone di storie classiche, interlacciate in un contesto comune e immediatamente riconoscibili, rivisitate in chiave spettacolare per attrarre il pubblico giuovane, un po' come sta facendo la Universal con i vari remake dei mostroni del bel tempo che fu.
Prototipo di questa operazione è l'atteso film di Guy Ritchie, che è si è rivelato a conti fatti un mezzo fallimento di critica e soprattutto pubblico (=pare che il medioevo al cinema tiri pochetto in USA).
C'è quindi la storia classica di Artù, della Spada della Roccia e di come divenne Re, praticamente la stessa prospettiva de La spada nella roccia della Disney. Il modulo storico convive con uno di high fantasy, con maghi, mostri che sono in realtà animali giganti e dimensioni parallele in green screen prese paro paro da un qualsiasi videoclip epic metal .
Come hanno notato praticamente tutti, in El Rey Arturo: La Leyenda de la Espada convivono due film. Uno è la storia di formazione del giovane artù, ripescato dalle acque siccome novello Mosè e cresciuto amorevolmente dalle puttane di un bordello locale; segue l'iniziazione alle mazzate e alla dura vita di strada nei peggiori bar di Londinium. Il montaggio sincopato che ci mostra le varie tappe per arrivare all'Artù ormai formato (e pompato) è probabilmente la cosa migliore dell'intiero elaborato filmico.
Parallelamente, si sviluppa stancamente il drammone high fantasy con la vittoria del Pendragone contro una specie di negromante, vanificata dai complotti del perfido zio Mortigàno (Jude Law), e il patto con un polipone oscuro in grado di donarti le fattezze del Death Dealer di frazettiana memoria.
Quando le due linee - Arturo fa brutto in teh streetz + la Leggenda - vengono a contatto, a 1/3 del film, la narrazione diventa per forza di cose prevedibile, fino alla sciattissima la resa dei conti finale, davvero diretta con il pilota automatico.
Tirando le somme, i limiti del compromesso tra l'approccio stradaiolo di Ritchie e le esigenze della produzione è evidente nel concept dei mostri, che nulla sono se non animali ipertrofici, e in una indecisione generale su cosa narrare: non vengono approfondite le backstories dei cavalieri di Pendragone, il rapporto conflittuale tra i magi e la gente comune timorata di Dio*, mentre in compenso si perde tempo a sviluppare sottotrame abbastanza interlocutorie come tutto il discorso sui Vichinghi.
L'insuccesso commerciale stigmatizza forse eccessivamente i pur innegabili difetti di King Arthur, che a questo punto potrebbe anche rimanere il primo e ultimo film della saga. Lo salvano comunque dall'insufficienza grave una buona colonna sonora, alcune intuizioni scenografiche che ci mostrano i monumenti romani come se fossero grattacieli fatiscenti in una realtà post-apocalittica, e soprattutto il piglio tamarro che Ritchie conferisce ad alcune sequenze ben orchestrate, come quella dell'attentato a Londinium e conseguente fuga.

* Merlino praticamente non compare per una precisa scelta, nel senso che la WB aveva cassato le scelte di casting del regista, che a deciso di eliminare il personaggio per i futuri e quantomai improbabili sequel. Le veci del mago fumato sono però affidate a una sua assistente del tipo alternativa tenebrosa che vede Le Cose.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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purtroppo il mio profondo legame con il giglo bredone e i suoi antesignani gallesi più una mia fissa con la fine del mondo antico che viene regolarmente delusa nei film da bottegone mi permettono con buona approssimazione di dire che questo lavoro mi farà cacare. probabilmente, come ormai sapete, lo vedrò comunque.
una domanda: ti sei avvalso dei prodi proiezionisti italici o hai attinto alle torrentizie filmoteche cingalesi?
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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rodolfo::1761190
una domanda: ti sei avvalso dei prodi proiezionisti italici o hai attinto alle torrentizie filmoteche cingalesi?
Ho disdegnato i viscidi manufatti delle Indie Orientali in favore del genuino multiplex della domenica pomeriggio.
rodolfo::1761190
il mio profondo legame con il giglo bredone
Ovviamente ti consiglio di non aspettarti alcuna correttezza filologica; personalmente trovo abbastanza disonesto attaccare King Arthur su questo profilo, il rimprovero che forse gli si può fare è anzi quello di non spingere a fondo il pedale sull'acceleratore della tamarraggine.

A propòs, sto leggendo From Ritual to Romance della Weston, che effettivamente collega dei temi a te cari (ciclo bretone+miti dei nostri progenitori Aryani).
rodolfo::1761190
più una mia fissa con la fine del mondo antico che viene regolarmente delusa nei film da bottegone
Nei film non so, ma una riproposizione apprezzabile nella cultura popolare è il ciclo di Bernard Cornwell, che ho scoperto quando ero un semplice ragazzetto ma che a volte rileggo ancora oggi con piacere. C'è appunto questa idea della Britannia in declino, abbandonata dai Romani, imbarbarita dal cristianesimo che sta soppiantando la fede nei vecchi dei, con gli invasori Sassoni che bussano alle porte.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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rodolfo::1761175
è ovvio che quando si parte da un vg è dura produrre un impianto narrativo credibile, ma altri sono riusciti a fare un lavoro dignitoso

a tal proposito vorrei ricordare gli eccellenti mortal kombat, street fighter, tomb raider e l'evergreen super mario bros con dennis hopper e leguizamo, porco iddio
 seduto sul bordo della vasca da bagno osservo piccoli animaletti, muovono le loro antenne tra capelli morti e peli di cazzo, sembrano provarci gusto. poi il loro vagare alla ricerca di non so che mi ricorda qualcosa di già visto qualcosa di ridicolo e deprimente. è a questo punto che tronco la loro esistenza con un getto d'acqua bollente. trascinati dalla corrente tornano in quello stesso buco da dove erano usciti temerari. sfidando l'ira di dio.

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gonzokampf::1761187
Tirando le somme
Gonzo che mi dici degli attori, qualcosa da segnalare o sono tutti cagnacci? (ero particolarmente interessato al Charlie Hunnam)
L'ultimo dei boia da cani

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gonzokampf::1761191
personalmente trovo abbastanza disonesto attaccare King Arthur su questo profilo
maffigurati, siamo sempe lontani mille miglia, non è il punto (senza parlare del fatto che in coscienza sono tempi e luoghi piuttosto poco documentati a prescindere e anche le ricostruzioni dotte debbono appoggiarsi ad una dose ragionevole di illazioni). mi interessa però come l'immaginario pop elabora certe epoche. ciò può essere fatto in modo almeno divertente. king arthur con owen, per esempio, è una autentica montagna di stronzo essiccato.
gonzokampf::1761191
A propòs, sto leggendo From Ritual to Romance della Weston, che effettivamente collega dei temi a te cari (ciclo bretone+miti dei nostri progenitori Aryani).
mai letto ma so. comunque è un testo fondativo del trend che ha rintracciato in modo più cosciente elementi pagani (del resto ovvi) nel ciclo bretone che, come io sostengo, connotano in forma subliminale tutto il medioevo.
gonzokampf::1761191
C'è appunto questa idea della Britannia in declino, abbandonata dai Romani, imbarbarita dal cristianesimo che sta soppiantando la fede nei vecchi dei, con gli invasori Sassoni che bussano alle porte.
ancora più nostalgici sono i miti irlandesi relativi alla conversione degli antichi eroi (=dei). comunque la chiave di volta per capire le antichità britanniche e un po' di cultura celtica (non il celtismo del XIX) è il galles con i suoi testi latini e non.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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CR 13::1761197

gonzokampf::1761187

Tirando le somme
Gonzo che mi dici degli attori, qualcosa da segnalare o sono tutti cagnacci? (ero particolarmente interessato al Charlie Hunnam)
Guarda, all'inizio Hunnam mi era sembrata la versione da discount di Hardy, ma in realtà ha una sua fisicità e la faccia da tamarro imbesuito con il doppio taglio. In generale il cast non è il problema del film, lo stesso Jude Law ha modo di restituire un villain in qualche misura non totalmente appiattito con qualche scena memorabile, la scelta della strega del centro sociale occupato si discosta dai canoni hollywoodiani, c'è anche Littlefinger di Got che fa i sorrisetti stronzi e David Beckham con i denti marci.

Svegliatemi per l'apokatastasis

escono dalle fottute pareti (della doccia)
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il tubone::1761179

Nel frattempo è presente anche nel nuovo alien (che non ho visto ma che sospetto caghettoso)

non è una sconcezza come Prometheus ma è comunque troppo lontano dal canone (i primi due films) per piacermi. tra l'altro non ricordavo che i chest bursters avessero già le gambe appena nati. l'unico modo per ravvivare la franchise sec. me è un retcon dove la bambina del secondo film (Newt) diventa adulta e subentra a Ripley nel ruolo di cacciatrice di xenomorfi.

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FORZA REAL
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Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

LA BOMBA LA BOMBA
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Rodolfo ::1761265

FORZA REAL
scusate c'era stato un off topic
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Get Out: pensavo fosse un race baiting, invece potrebbe essere interpretato come una metafora sull'establishment di sinistra americano che utilizza i negri e le altre etnie colorate per i propri fini politici, cosa di cui anche qualche americano riesce ad accorgersi di tanto in tanto. purtroppo allison Williams si sta avvicinando alla data di scadenza e questo penalizza il risultato finale.

split, shyamalan 2016
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http://www.imdb.com/title/tt4972582/

ma se n'è già parlato qui? comunque sarò breve. il problema di shyamalan, che ho da tempo messo a fuoco, è che è un ragazzo di talento ma questo talento appare compiutamente in pochissimi film, per una serie di ragioni che non voglio sviscerare qui. anche in questo caso si tratta di un film fatto quasi bene con però un epilogo che ne fa a tutti gli effetti quella che definirei una ricchiunata. meglio quegli altri in cui ha il buon gusto di rimanere un po' più sull'astratto. il fatto che ci siano mcavoy e la taylor-joy in una felice interpretazione (più il primo che la seconda) salva il film per il rotto della cuffia, ma nonostante le accolades per me rimane un lavoro assolutamente dimenticabile.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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(anche per via di un odore di franchise di cui non voglio svelare nulla)
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