media recensioni :: I FILM DI TETTE* CHE L'ASPHALTO POTREBBE VEDERE NEL 2017

ormai caposaldo della sezione recensioni di questa augusta board, metto le mani avanti e con un brindisi annuncio il nuovo thread, utile per ora come segnalibro ma che presto accoglierà le dotte recensioni dei nostri più valenti critici. voglio ricordare che il thread è dedicato a tutti i cinefili dell'asphalto e la partecipazione - sempre secondo i rigidi standards fissati dallo scrivente e dal produttivo gonzokamps - è aperta a tutti ma vincolata al rispetto di alcune regole. sono comunque ammesse recensioni laconiche laddove il valore dell'opera o altri dettagli - sempre per il bene del foro - lo consiglino.

di seguito una lista di film previsti per il 2017, realizzata per ora alla cazzo di cane:

Amityville The Awakening
Underworld 5
Blood Wars
Live by Night
Monster Trucks
Sleepless
The Book of Love
A Dog's Purpose
John Wick Chapter 2
Trainspotting 2
A Cure for Wellness
A United Kingdom
Fist Fight
Patient Zero
The Great Wall
The Maze Runner 3 The Death Cure
Bitter Harvest
Gehenna
God Particle
Tulip Fever
Get Out
Table 19
The Shack
Wolverine 3 Logan
Personal Shopper
Free Fire
The Belko Experiment
Keep Watching
King Arthur Legend of the Sword
Wilson
Ghost in the Shell
Guardians of the Galaxy 2
Life (2017)
Pirates Of The Caribbean 5 Dead Men Tell No Tales

(espandere)

QUI INVECE UNA PLAYLIST CON ALCUNI DEI FILM CITATI PIÙ ALTRA ROBA DEL 2017
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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e Rogue 1?
Drop the bomb.Exterminate them all.

"Sei un caso disperato, a te se non ci sono forconi ed ebrei i discorsi non piacciono"

"Tempacci.Mi ricordo di quando scopare era sicuro e volare pericoloso"
"Giovinezza, bellezza, forza: i criteri dell'amore fisico sono esattamente gli stessi del nazismo. "
(M. Houellebecq)

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Segnalibro per la rece di freakout sul controverso documentario della regista femminista sui redpillers.


Svegliatemi per l'apokatastasis

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Sarebbe tipo un film di salvini sugli elettori del movimento 5 stelle, insomma. Wow.
asphtimer

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beh scusa tanto ma la descrizione mi alletta
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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i tuoi gusti in fatto di drama fanno il paio con quelli di inospitale in fatto di partner: fa piacere leggerli e anche non condividerli.
asphtimer

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Io me lo sparerò presto, grazie della segnalazione

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è uscito il trailer di blade runner, sento puzza di merdaccia ma forse anche no

ECCOVELO
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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vabé ma solo a me ha fatto ridere quello sopra?
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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non ho visto il film di Cassy Jay ma c'è da precisare che parla degli mras (quelli che vogliono bannare la circoncisione neonatale maschile e introdurre l'affido condiviso di default) e non dei redpillers che invece sono un sottoinsieme dei pua.
rnho invece visto The Arrival: parla di un gruppo di alieni simili a calamari giganti (come i mostri del pantheon di Lovecraft) che si esprimono con dei segni che sembrano fondi caffè.
rnsiccome nessuno li capisce, viene inviata una donna forte e indipendente epigona della mancata era clintoniana a studiarli. i russi e i cinesi sono un po' i cattivi della situazione perché gli hacker di Putin hanno fatto vincere le elezioni a Trump (i sinistrorsi americani sono genuinamente convinti di ciò) ma i cinesi alla fine si riabilitano perché il mercato cinese si è rivelato redditizio per Hollywood. il film è ok ma con riserve perché certe concettualità proprie della fantascienza colta andrebbero raccontante diversamente sec. me.
rn

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Sing = assolutamente vedibile e godibile: vien voglia di ballare e cantare nel cinema (ed in parecchi lo facevano, ma erano tutti under10)
Passengers = si vede un pezzo di tetta di Jennifer Lawrence e per questo vale la pena di vederlo. Per tutto il resto no. In particolare il magical negro risulta fra i più fastidiosi dell'intera produzione hollivudiana.
An intellectual is a highly educated man who can’t do arithmetic with his shoes on, and is proud of his lack. (Robert A. Heinlein)
La vita è una malattia incurabile, bisogna solo avere pazienza ed aspettare che passi. (f205v)

scotto
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arrival l'ho visto ieri, mi aspettavo di meglio, anzi direi che è una mezza cagata.

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f205v::1756180
Passengers = si vede un pezzo di tetta di Jennifer Lawrence e per questo vale la pena di vederlo. Per tutto il resto no. In particolare il magical negro risulta fra i più fastidiosi dell'intera produzione hollivudiana.


I desagree.
Fino ad un certo punto non è affatto male.
Intanto NON E' un film di fantascienza.
Ci si muove per allegorie (il viaggio è la vita, l'amore una fuga dalla disperazione e dalla solitudine, ma anche frutto di menzogna ed egoismo) e c'è dentro almeno una buona idea per uno sviluppo potenzialmente interessante in merito ai rapporti di coppia ed ad alcuni interrogativi morali.
Poi però la cosa viene affrontata in modo piuttosto banale, nonostante gli svariati ammiccamenti metacinematografici (la nave ricorda evidentemente Wall-e, il bar Shining, alcune scene spettacolari Gravity e The Martian e via così), rimanendo sul leggero, sul registro del puro entertainment.
Per me non c'è niente di male, à la Rodolphe.
Il negro è necessario alla trama per far sapere ai due passeggeri quello che succede e come possono salvarsi dallo sfracello spaziale e non è affatto fastidioso, poichè appena svolto il proprio compito si toglie di mezzo.
Come da suddetto registro leggero, trionfano l'amore e la vita.
Nota di merito per alcune scene in assenza di gravità oggettivamente ben realizzate.
Il film merita almeno un 6 (Porcodio C'è Di Peggio).
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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Amico tubone, hai sostanzialmente ragione, ed a mente fredda concordo con il tuo giudizio; il 6 ci sta tutto.

La mia negativa recensione nasce proprio da quel "registro leggero, trionfano lavvita e lammore."
Sono andato a vederlo (anche fuorviato dal trailer) con aspettative di nerdismo assoluto, hard sci-fi a manetta, tennel di Einstei-Rosen come piovesse, paradossi spaziotemporali.
Ed invece mi sono trovato con Titanic 2.0, compresa la scena sulla prua della nave a braccia aperte.

Questo non vuol dire che il film sia da bocciare, ma mi sono trovato in piena contraddizione con quanto mi aspettavo di vedere, e mi sono auto-illuso ed ovviamente auto-deluso.
An intellectual is a highly educated man who can’t do arithmetic with his shoes on, and is proud of his lack. (Robert A. Heinlein)
La vita è una malattia incurabile, bisogna solo avere pazienza ed aspettare che passi. (f205v)

SILENCE (沈黙) 2016, Scorsese
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http://www.imdb.com/title/tt0490215/

ecco la mia recensione di silence (2016) distribuito nel bel paese a gennaio 2017.
si tratta di un'opera ambiziosa dell'altalenante (ma prodigo) scorsese. nel parlarne non posso prescindere totalmente da nozioni storiche e dalla mia opinione sul lavoro di endō shūsaku (l'autore di "chinmoku" che non ho mai letto). stupisce in positivo la scelta del regista di allontanarsi da una pletora di rappresentazioni stucchevoli del giapp0ne premoderno - che sono il vero stumblig block dell'immaginario cinematografico americano - adottando un soggetto "nativo" e soprattutto toccando un tema religioso scottante, sia che se ne dia una lettura teologica che storica. i più accorti ricorderanno l'ultima tentatione di gristo: il tema è connesso più di quanto non si noti di primo acchito. tuttavia dirò subito che secondo me l'opera non si rivela del tutto all'altezza delle premesse, in parte per una questione pura e semplice di lentezza (con svolte un po' troppo frettolose), in parte per l'ambientazione e in parte per quella che considero una lieve sopravvalutazione del pensiero di endō, uno dei pochi scrittori giapp0nesi cattolici del '900.
una breve sinossi introduttiva: due giovani e ferventi gesuiti (driver e garfield) conferiscono atteriti con valignano (ciarano hinds) che ha avuto notizia dell'abiura di altro gesuita (tal ferreira) in quel del cipango. ferreira era uomo di fede granitica, nonché loro amato precettore, talché la notizia appare loro del tutto inverosimile. i due, pieni di spirito evangelico - e pur dissuasi dal valignano - decidono di andare in giapp0ne no matter what per interrogare il ferreira su questo enigma e riportarlo nella grazia di dio. quello che non sapete, e che loro comprendono a malapena, è che la stagione missionaria in giapp0ne è ormai conclusa; siamo infatti ormai negli anni quaranta del XVII (in ogni caso l'eccidio di shimabara si è già consumato) e il cristianesimo è ormai da tempo oggetto di persecuzioni metodiche e burocratizzate. i pochi cristiani presenti nel paese, che sono per lo più poveri diseredati, vivono la loro fede del tutto clandestinamente, come sarà anche in seguito; si tratta infatti dei famosi kakure kirishitan, alcuni dei quali sarebbero rimasti fedeli a cristo fino all'alba della modernità (ma quaesta è un'altra storia). a macao i due trovano un modo rocambolesco per essere scaricati su una scogliera dell'empio paese del s0l levante (si tenga conto che qualunque sbarco clandestino all'epoca era punito con la massima severità). sono accompagnati da kichijirō, un mezzo reietto che si rivela cristiano anche lui. quando però i due gesuiti vengono in contatto con i cristiani disgraziati scoprono che il loro scout è discriminato anche da questi poiché fedifrago e stronzo, infatti abiura e si riconverte con facilità disarmante, si direbbe al solo fine di salvare le chiappe. ma kichijirō non è una figura accessoria nell'opera, al contrario diviene l'emblema vivente di tutte le contraddizioni della fede (soprattutto nel senso gesuitico dell'imitatio) e dell'inculturazione cristiana. comunque sia, la bolla estatica che unisce i neo-sbarcati "bateren" (e non padres come si dice nel film) alle loro pecorelle incredule di aver ritrovato le loro guide verso il "paraiso" viene presto violata, cosa che trascina tutti in una spirale di delazione, violenza, martirio, nonché scambi intellettuali con alcune autorità nipp0niche. questa fase, estremamente travagliata, è a mio avviso tirata un po' per le lunghe fino ad importanti svolte di cui però non posso parlare perché svelano il senso dell'intera opera. diciamo che nel romanzo endō mette in bocca a diversi giapp0nesi i propri pensieri sulla sua patria e in bocca a rodrigues (garfield) le proprie idee sulla fede; mi limiterò a dire che, in un certo senso, endō punta il dito sul carattere "fondamentalista" della fede cristiana del tempo (riflessione non banale che si presta a paralleli con fondamentalismi contemporanei) anche se a mio modesto avviso non comprende appieno ciò che in quel tempo fu precariamente, tragicamente trasmesso al popolo giapp0nese, indipendentemente dalla connotazione religiosa: l'atto di pura autodeterminazione esistenziale.

voto 7- (fondamentalmente a causa di difetti senza i quali poteva anche essere un 8)
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

The founder - J. L. Hancock (2016)
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Anche in questo caso trattasi di film trasmesso nelle nostre sale cattolico-romane solo nel 2017.
La premessa narrativa di The Founder è risaputa e non originalissima: la vicenda di come Ray Croc abbia acquisito e trasformato un ristorantino di due fratelli nella multinazionale per eccellenza, sullo sfondo dell'America degli anni '50.
Anche il film in sé si presentava come un prodotto abbastanza canonico, un biopic impreziosito da Michael Keaton che pare vivere una seconda giovinezza artistica dopo il successo di Birdman: L'Uomo Uccello. Il buon Hancock veniva da una prova costumata, innocua o al massimo gradevole.
Eppure, e sono consapevole di stare droppando una bomba di non poco conto, The Founder si trova ad essere, probabilmente oltre i suoi stessi meriti artistici e tecnici, una delle più fedeli rappresentazioni cinematografiche di quel protagonista del calcolo economico-razionale che chiamiamo capitalista. Se ci si pensa un attimo, l'economia di mercato è un tema che difficilmente viene affrontato dal cinema, che ha preferito raccontarne i suoi effetti alienanti (Modern times), le sperequazioni che produce e su cui si fonda (A corner in wheat), le ossessioni che riesce ad incanalare e esacerbare (There will be blood).
Ma le specificità di quello che potrei chiamare, se fossimo ad un seminario di zecche e indossassi un maglione color vinaccia tutto sformato, 'Homo oeconomicus' sono quasi sempre rimaste una zona grigia per la narrazione cinematografica. Zona grigia che The Founder invece prova ad esplorare con il protagonista interpretato da Keaton, che all'inizio ci viene presentato come il solito sfigato che ci prova un sacco vs l'indifferenza generale. Sembrerebbe il punto di partenza per la classica struttura: la svolta, il turning point a metà film, le ulteriori difficoltà sormontate a 3/4, il successo finale, il riconoscimento, la validazione sociale.
Invece questo ordine generale, che è quello di qualsiasi storia, dai drammi sportivi alle commedie romantiche, nel film di Hancock è ignorato: certo, la vicenda è più o meno quella, ma si pone fuori asse rispetto alla narrazione principale.
Keaton incontra subito i fratelli McDonald (coppia di collaudati caratteristi), che gestiscono il loro ben avviato ristorante con un metodo automatizzato che consente tuttavia di mantenere un certo livello di qualità. È la loro storia, di difficoltà sormontate da entusiasmo & coraggio, ad essere autenticamente cinematografica. Croc ascolta, prende nota e cerca di riprodurre il modello dei fratellis su più ampia scala. Sullo sfondo si delinea il tema dell'alta borghesia wasp da country club che si muove come una sorta di aristocrazia, impastoiata da un approccio non abbastanza aggressivo e affamato, e destinata per questo a rimanere superata dall’avvicendarsi dagli eventi.
In tutta la vicenda il protagonista non ha un guizzo degno di nota: lo stesso escamotage finale non è una sua idea, ma di un tizio che incontra per caso in banca. Croc si limita ad osservare, ad ammirare la visione di altri, alla maniera del cuculo.
L’overacting controllato di Keaton e il suo ghigno vagamente conigliesco ci restituiscono un personaggio non pervenuto, dominato da una cieca perseveranza, che non si fa portatore di alcuna istanza (nemmeno in negativo, a differenza del petroliere di There will be blood), fatta eccezione per il desiderio di vampirizzare l’autenticità, il calore delle passioni dei romantici entrepreneur McDonald.
Al netto di difetti anche consistenti - il film risulta estremamente parlato e poco visuale - il merito di The Founder è di mantenere un punto di vista cauto, attento a non scadere mai nella denuncia, ma che consolida invece l'ambiguità di fondo tra l'ammirazione per il successo del self made man, e la perplessità di fronte alla sua vaga consistenza morale.
È una lingua sempre equilibrata, che ci descrive il l'essenza stessa del capitalismo: il paradosso di imperi giganteschi costruiti da uomini minuscoli.

rodolfo::1756353
voto 7-
Mi riservo di rispondere adeguatamente a questa enormità, anticipando sin da ora il mio stupore per la bonomia che traspare dalla tua rece.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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gonzokampf::1756365
Mi riservo di rispondere adeguatamente a questa enormità, anticipando sin da ora il mio stupore per la bonomia che traspare dalla tua rece.
il mio giudizio si è temperato durante una settimana buona seguita alla visione del film. ti posso elencare facilmente cose che ho trovato abbastanza abiette, ma il fatto è che il film si pone obiettivi diversi dalla ricostruzione storica e oserei dire anche dall'avventura, avendo almeno il pregio di suggerire una riflessione moderatamente profonda e collocarla, a modo suo, in un orizzonte poco noto al pubblico. questo secondo me va premiato.
se ti riferisci invece a qualche glitch nel "messaggio", ho toccato ampiamente il problema, ma è inutile soffermarcisi in una recensione cinematografica.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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hai raggiunto lo stadio di illuminazione noto come "rashid", trovi del bello in qualsiasi merda basta che sia un film (prova a recensire deadpool, per intenderci).
asphtimer

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no ragazzi prima dico che fa tutto cagare, adesso mi imputate troppa bonomia, decidetevi. comunque spero di rimanere ben lungi dagli eccessi di rashid a vita.
ciò detto consentitemi di dire che silence è un film dignitoso, state pur tranquilli che ho visto (per voi) montagne di cagare, che non recensisco solo per non annoiarvi.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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A me Deadpool ha fatto lollare (volendo farmi lollare, il che è un pregio, direi).
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

ARRIVAL (2016), reg. D. Villeneuve
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CAGARE

Silence (2016) aka il voice-over di DIO
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rodolfo::1756388silence è un film dignitoso
No, ecco.
rodolfo::1756376
ma il fatto è che il film si pone obiettivi diversi dalla ricostruzione storica e oserei dire anche dall'avventura, avendo almeno il pregio di suggerire una riflessione moderatamente profonda
Il film si sceglie un obiettivo da far tremare i polsi, ossia raccontare il silenzio di Dio, tema sul quale prima di Scorse si sarebbe espressa gente del calibro di Agostino più tutto il filone degli esistenzialisti. Ma non sarebbe neppure un problema, se non fosse che il nostro italo-americano canna praticamente tutte le scelte.
Purtroppo odio perdere tempo per i film che mi hanno fatto davvero cagare, non ne scrivo mai, quindi articolo schematicamente per punti:
- I personaggi non sono costruiti. Va bene, mi si dirà, lungi dal trattarsi di una colpevole omissione, l'assenza di qualsivoglia backstory è invece una precisa e coraggiosa scelta, volta a rendere i due compadres degli archetipi, dei simboli. Peccato che in questo modo non si sviluppi la minima empatia per le sorti dei fraticelli, e anzi si arriva a sperare che i giappi la facciano finita al più presto. In questa maniera Scorzese evita che il film diventi la storia di un inseguimento (quello che rodofo forse intende con 'avventura'), con il risultato tuttavia di rendere Silence di una noia e insignificanza rara;
- Le torture. Ok, in cielo Dio tace, ma sulla terra abbiamo i giappi pagani che torturano, sfottono e uccidono i giappi convertiti (da chi? perché? ma va bene). Le torture e le raffinate malvagità ci vengono tuttavia mostrate in una strana e frocesca mise en scene estetizzante, che da un lato non ci incute mai il benché timore nei confronti degli aguzzini, dall'altra non ci fa solidarizzare con i torturati - che di solito hanno uno screen time di pochi minuti prima di raggiungere el paraìso.
Anche l'unico comparto a ricevere una nomination agli oscar, la fotografia, non convince in quanto fortemente anti-naturalistica: in un film che parla del silenzio di Dio si dovrebbe avere l'impressione di trovarsi immersi in un mondo alieno eppure realistico, qualcosa à la Revenant per intendersi, invece ci sono toni fortemente desaturati che dalla seconda metà del film si fanno, chissà perché, più accesi.
Ho riscontrato poi una discrepanza qualitativa tra alcune sequenze, effettivamente ben costruite (la tortura dell'acqua calda all'inizio) con altre affidate ad uno sciattissima CGI evidentemente subappaltata a qualche ragazzotto di Bangkok (il rogo dei parenti di kichijirō). Di solito questi segni altalenanti sono indice del menefreghismo o del rincoglionimento del regista - nel caso di specie propenderei per la seconda ipotesi.
Diciamo che Shogun Sadism rimane ancora impareggiato sul tema di cristiani che muoiono male in Giappone.
Per onestà intellettuale posso però ammettere che la coppia di inquisitori giapponesi, l'uno tutto sornione, l'altro furente e gutturale, è una delle poche robe che funzionano nel film, insieme alla figura di kichijirō
rodolfo::1756353
ma kichijirō non è una figura accessoria nell'opera, al contrario diviene l'emblema vivente di tutte le contraddizioni della fede (soprattutto nel senso gesuitico dell'imitatio) e dell'inculturazione cristiana.
Posso anche essere d'accordo - io ci ho visto anche la figura del mattoide, del trickster di alcuni film di kurosawa, ma anche questi relativi pregi annegano nell'insignificanza in cui il film presto si impantana: non capiamo la fede dei due missionari, capiamo ancora di meno le motivazioni dei gialli convertiti, quindi a kichijirō si riconosce almeno il beneficio del dubbio.
Ma tutto passa in secondo piano quando la scena madre, dove tutti i nodi tematici dovrebbero venire al pettine, decide di affidarsi ad un espediente di preziosa sottigliezza, peraltro già utilizzato in ben più nobili opere incentrate sulla ricerca del divino.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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gonzokampf::1756399
la coppia di inquisitori giapponesi, l'uno tutto sornione, l'altro furente e gutturale


cioe' c'e' il poliziotto buono e il poliziotto cattivo?

senza vedere il film per non rischiare di farmi influenzare dalla noiosa realta' dei fatti, mi viene da dire che gonzocanf ha probabilmente ragione.
Do not argue with an idiot. He will drag you down to his level and beat you with experience.

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sembriamo tutti abbastanza concordi, rodolfo bevi la cicuta.
asphtimer

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sono spiacente, lazzi e parodie non mi smuovono di un millimetro: il film è senz'altro dignitoso. si consideri la mia usuale serverità, ancor più su soggetti yamat0logici, come parametro. appena uscito dalla sala ero ancora turbato da alcune cacate che ho intravisto qua e là e non avrei dato a cuor leggero la sufficienza. per gradi ho capito però che il film tenta di coprire alcuni gap importanti in modo a volte inelegante, ma tutto sommato commendevole. non è un film banale.
rnse non fossi genuinamente divertito dalle performance critiche di gonzo dovrei rilevare che alcune osservazioni sono al limite della gaffe, altre sono semplicemente troppo grossolane. innanzitutto il film è molto aderente al romanzo endiano, cosa che ho verificato con accurate ricerche e lunghe sedute c/o gli archivi vaticani. questo dettaglio non consiglia solo di indirizzare eventuali critiche al romanziere (morto) e non a scorsese, ma è uno dei fatti cruciali di questo lavoro che, anche attraverso le narrazioni in prima persona (epistola) e pur senza rinunciare al realismo, restituisce un punto di vista ancora una volta nativo (per quanto "moderno"). questo non può lasciare indifferente un pubblico accorto come non lascia indifferente l'aquirente di un romanzo, a maggior ragione se l'autore affronta una questione importante come il primo contatto del proprio paese con il resto del mondo e non un viaggio sulla luna. può anche essere che, senza avere capito questo, il film appaia non particolarmente travolgente, ma questo non è un problema mio.
rn
gonzokampf::1756399
rnun obiettivo da far tremare i polsi, ossia raccontare il silenzio di Dio
questa è pura insipienza. a parte il fatto che dio - mi costringi a dire - parla pure troppo in quest'opera (letteralmente) questo silenzio è solo un punto di partenza mentre il film narra tutt'altra storia. niente meno. inoltre se leggessi un po' meno romanzi e pamphlet e più opere fondative, sapresti che il tuo "silenzio di dio" (locuzione significativamente diversa - e non a caso - dal tronco "chinmoku" che è il titolo di questo lavoro) è un tema ben più ricorsivo dei tuoi nessi intertestuali, con una storia biblica ben anteriore ai rovelli del numida o di kierkegaard, i quali come mille prima (e dopo) di loro declinano la faccenda in modi diversissimi.
rn
gonzokampf::1756399
rnlungi dal trattarsi di una colpevole omissione, l'assenza di qualsivoglia backstory è invece una precisa e coraggiosa scelta
questa contestazione è lunare anche perché non ho idea di dove e quando - ma soprattutto a che scopo - vicende vocazionali o avventure giovanili dei due gesuiti nei sobborghi di oporto si potrebbero collocare. di rodrigues apprendiamo il cazzo e la merda lungo tutto il film, di garupe sappiamo quanto ci serve. non c'è nessuna scelta "coraggiosa". in realtà questa tua osservazione evidenzia un problema più generale, come si capisce meglio più avanti.
gonzokampf::1756399
rnsfottono e uccidono i giappi convertiti (da chi? perché? ma va bene)
porcodio, come da chi e perché? posto che evidentemente io, scorsese, endou e gran parte del pubblico (almeno quello che esprime la propria opinione) abbiamo considerato più che sufficienti il dialogo con valignano, le dichiarazioni di intenti, ferreira e le spiegazioni fuori campo sulla fine della stagione missionaria a seguito persecuzioni e sakoku, serpeggia sempre più palpabile il sospetto che tu sia ascrivibile a quel gruppo di spettatori - folto, me ne rendo conto - che, catapultato in una vicenda di cui per ragioni varie conosce poco, si sente immediatamente defraudato dei più usuali dispositivi didascalici (à la mission nella migliore delle ipotesi, à la gladiatore nella peggiore).
gonzokampf::1756399
rnin un film che parla del silenzio di Dio si dovrebbe avere l'impressione di trovarsi immersi in un mondo alieno eppure realistico
come darti torto.
gonzokampf::1756399
rnposso però ammettere che la coppia di inquisitori giapponesi, l'uno tutto sornione, l'altro furente e gutturale, è una delle poche robe che funzionano nel film
e infine il paradosso. contro ogni mia intenzione devo mettere in dubbio la tua reputazione di recensore attendibile, infatti invito qualunque spettatore ad individuare nel film questa "strana coppia". scremando, gli inquisitori in foreground sono almeno tre. tra due di questi non saprei indicare il più sornione o mellifluo (sono comunque personaggi interessanti grazie alla mano di endou, non si tratta infatti di aguzzini ma di interlocutori importanti). purtroppo non ne ricordo nessuno "gutturale", ma ho fatto uno sforzo. l'unico che potrebbe rispondere alla descrizione è un quarto, un metsuke a cavallo che compare in una fase introduttiva della vicenda. ho motivo di credere che gonzo abbia retto fino a questo momento, dopodiché sia stato menomato dagli effetti di una cena pugliese troppo generosa.
gonzokampf::1756399
rnPosso anche essere d'accordo
non ci capiamo. questo è irrilevante, perché non è la mia opinione (comunque su questo del tutto conforme all'ovvio) ma un semplice dato di fatto. kichijirou è il perno e il vero (anti) eroe dell'opera, per scelta dichiarata di endou e per questioni del tutto inerenti alla narrazione. egli è il giapp0ne (almeno il giapp0ne dell'epoca ma questo, per endou, ha un senso che riguarda anche l'oggi). in confronto a lui tutti gli altri sono figure limitate dalla loro unilateralità.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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psycho::1756402
cioe' c'e' il poliziotto buono e il poliziotto cattivo?
tranquillo, non c'è nulla che ricordi anche solo alla lontana questo stilema. per il resto, ho citato più in alto diversi problemi veri di quest'opera, principalmente la questione teologica ma ache faccende più prosaiche. semplicemente non mi pare il caso di allungare il brodo.
DVRITIAM CORDIS VESTRIS SAXA TRAERE MERVISTIS
Io sono solito stampare in formato A3 col plotter i post di rodolfo per poi arrotolarmeli attorno al corpo nudo e gettarmi nei letamai del circondario. (supermaz)

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Rodolpho: Resurrection.
autostrada con le scale
avocado saponetta
tricipite basket
(allegrodemiurgo)

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rodolfo::1756437innanzitutto il film è molto aderente al romanzo endiano, cosa che ho verificato con accurate ricerche e lunghe sedute c/o gli archivi vaticani. questo dettaglio non consiglia solo di indirizzare eventuali critiche al romanziere (morto) e non a scorsese
Benissimo, frega cazzi. Un criterio onesto che cerco di seguire è valutare il film come un'opera a sé stante, a prescindere dalle fonti più o meno meritorie; altrimenti si finisce come con i film di supereroi, dove magari c'è qualcuno che si sporge dalla porta per dire "Uhé!" e gli hardcore fan vanno in sollucchero, perché si tratta del famoso FantaCazzo, protagonista di mille avventure nella serie a lui dedicata.
rodolfo::1756437
non è un film banale.
Su questo siamo d'accordo, il problema è che l'originalità degli intenti non poggia su un bagaglio tecnico-artistico idoneo, con il risultato che si percepisce l'intenzione di voler raccontare qualcosa in maniera inusitata senza però riuscirvi. E secondo me anche Scorsés ad una certa si accorge di questa coperta corta, altrimenti non si spiegherebbero delle supercazzole di regia infilate qua e là: tipo riprese a 180° dei personaggi sulla scalinata, tipo soggettive insistite (lui nella gabbia), tipo il gore fintissimo e desolante.
rodolfo::1756437
posto che evidentemente io, scorsese, endou e gran parte del pubblico (almeno quello che esprime la propria opinione) abbiamo considerato più che sufficienti il dialogo con valignano
Show, don't tell
rodolfo::1756437quel gruppo di spettatori - folto, me ne rendo conto - che, catapultato in una vicenda di cui per ragioni varie conosce poco, si sente immediatamente defraudato dei più usuali dispositivi didascalici (à la mission nella migliore delle ipotesi, à la gladiatore nella peggiore).
Vedi sopra: in effetti il film si sgancia coraggiosamente da questi dispositivi per intraprendere però un percorso che lo ricondurrà alla banalità (il voice over di dio madonna) seguendo una traccia appena più tortuosa. Ciò detto è probabile che la maggior parte del pubblico loderà lo spessore esistenziale della vicenda (mentre nella sua testa penserà "boh").
rodolfo::1756437
di rodrigues apprendiamo il cazzo e la merda lungo tutto il film, di garupe sappiamo quanto ci serve
Rodrigues parte come un frate straight-edge, poi però scopriamo che in realtà è vittima di brutti trip che gli mostrano la faccia di gristo che si sovrappone alla sua, infine quando gli chiedono se vuole abiurare risponde "ok". Se secondo te si tratta di una caratterizzazione appena coerente, o in qualche altro modo soddisfacente, prendo atto della tua schizofrenia. Non parliamo poi del compagnuccio (adam driver,
aka spada de foco) inutilissimo oltre ogni dire.
rodolfo::1756437
scremando, gli inquisitori in foreground sono almeno tre. tra due di questi non saprei indicare il più sornione o mellifluo (sono comunque personaggi interessanti grazie alla mano di endou, non si tratta infatti di aguzzini ma di interlocutori importanti). purtroppo non ne ricordo nessuno "gutturale", ma ho fatto uno sforzo. l'unico che potrebbe rispondere alla descrizione è un quarto, un metsuke a cavallo che compare in una fase introduttiva della vicenda.
Esatto, ad una certa arriva questo con il caschetto che urla e strepita, mentre dietro il vero boss se la ride sotto i baffi alla vista dei poverinos. Ecco, è forse nella caratterizzazione dei giapponesi antagonisti che si può intravedere, con una certa generosità di giudizio, che Scorsese si trova nel suo. I primi dialoghi tra Sebastian Rodrigues e l'inquisitore capo (la storiella delle concubine etc.) sono forse gli unici scambi dotati di un certo ritmo in tutto il film.
rodolfo::1756437
ho motivo di credere che gonzo abbia retto fino a questo momento, dopodiché sia stato menomato dagli effetti di una cena pugliese troppo generosa.
Ero reduce da un blando aperitivo vegano, ciononostante ho provato a più riprese ad addormentarmi, anche raggomitolandomi in posizione fetale sulla poltrona, senza purtroppo riuscirvi.
rodolfo::1756437
kichijirou è il perno e il vero (anti) eroe dell'opera, per scelta dichiarata di endou e per questioni del tutto inerenti alla narrazione. egli è il giapp0ne (almeno il giapp0ne dell'epoca ma questo, per endou, ha un senso che riguarda anche l'oggi). in confronto a lui tutti gli altri sono figure limitate dalla loro unilateralità.
Questo può essere un aspetto importante del romanzo, che nel film viene accarezzato per un po' ma mai sviluppato compiutamente.
E quest'ultima considerazione mi porta ad individuare il peccato originale che inficia tutta la tua visione: secondo me hai apprezzato aspetti che nel film non ci sono proprio, o che rimangono storpiati e banalizzati in maniera becera. Prova ne è il fatto che continui a parlare di Endo e mai di Scorsese, sovrapponendo i pregi (?) del romanzo alle aporie della trasposizione cinematografica.

Svegliatemi per l'apokatastasis

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